Gilgamesh - Sha Nagba Imuru
sabato, maggio 16, 2009
Watch Your Six!
Sei anni fa iniziavo a scrivere in questo spazio...
(to be continued)
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sabato, aprile 25, 2009
Liberazione
Il giorno della commemorazione si avvia alla fine, è già quasi domani.
L'anno scorso avevo rimandato ad un post di Gennaro Carotenuto, che trovavo altamente condivisibile, contro il concepire questa festa come identitaria.
Peso sia ancora attuale, forse più che mai.
A livello internazionale, invece, la giornata di oggi era dedicata al Tajiquan e al Qi gong.
Sull'inserto "Salute" di Repubblica (anche online) son riusciti a chiamarlo "Thai Chi", nel titolo: nel testo dell'articolo la grafia era quella corretta, quindi magari è chi ha composto i titoli che ha modificato il termine, pensando magari a un collegamento con la Thai boxe.
O con la Thailandia, ex Siam.
Ché si sa, questi orientali son tutti uguali.
Gilgamesh
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giovedì, marzo 19, 2009
San Giuseppe
Verso gli 11 anni mi resi conto che aveva colpe e difetti.
Intorno ai 16 mi pareva che rappresentasse la somma di tutto quel che detestavo: l'autorità, il potere economico, il "senso comune".
Non arrivai mai però a un conflitto aperto, come mio fratello che per qualche giorno se ne andò di casa sbattendo la porta, un paio d'anni dopo, anche se ci fu qualche discussione accesa, e una volta, un'unica volta in vita sua, in quel periodo mi diede una schiaffo (poco più di un buffetto in realtà, e l'avevo davvero esasperato, ma lo vissi come un'umiliazione e un affronto).
La passione per i cavalli, che ci aveva trasmesso (a me ed almeno due dei miei tre fratelli minori) costituì nel periodo immediatamente successivo un terreno comune e la base per costruire un rapporto quasi alla pari, di stima reciproca, girando per tutta la Sardegna coi nostri cavalli nella stagione dei concorsi ippici di salto ostacoli, tra la fine degli anni '70 e la prima metà degli anni '80. Un bel periodo e posti magnifici.
Verso i 20 anni, durante il servizio militare, leggendo una sua lettera lo sentii particolarmente vicino, e capii quanto di lui c'è in me.
Un'altra cosa che ci unì negli anni seguenti fu la comune passione per il mare. Dacché posso ricordare, mio padre ha sempre posseduto una barca, da prima che io nascessi, e ha sempre trascorso in mare più tempo possibile, e ha cercato di trasmetterci l'amore e il rispetto per l'elemento liquido. Una delle poche volte che l'ho visto intimorito, e non la dimenticherò facilmente, fu una volta che uscimmo con un DayCruiser, un Chris Craft 27" - circa 9 metri, una delle tante imbarcazioni che ha cambiato negli anni - nonostante il tempo minacciasse burrasca, solo per provare i motori, ed una specie di tromba d'acqua ci girò di 180° dopo neanche mezz'ora di navigazione, all'altezza di capo S.Elia poco oltre lo scoglio di Sant'Elmo, trovandoci con la Sella del Diavolo di fronte, di nuovo in direzione di Marina Piccola, da dove eravamo partiti. Passato il momento di sconcerto disse che era un segno del destino, e riguadagnammo il molo, procedendo a 3/4 nodi con un motore solo e ridendoci anche su per esorcizzare la paura.
Ora che sono padre a mia volta, e qualche volta leggo negli occhi di mia figlia, che 4 anni li compirà a Settembre, la stessa adorazione e fiducia sconfinata che mi ricordo di aver provato, mi chiedo se il nostro rapporto negli anni subirà un'evoluzione simile e se riuscirò a essere sempre un buon padre, visto che è uno dei mestieri più difficili che esistano al mondo.
Nel frattempo, buon onomastico e buona festa, Papà, anche se non credo che leggerai mai queste righe.
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lunedì, marzo 09, 2009
Autopsicografia
Finge tão completamente
Que chega a fingir que é dor
A dor que deveras sente.
E os que leem o que escreve,
Na dor lida sentem bem,
Não as duas que ele teve,
Mas só a que eles não têm.
E assim nas calhas de roda
Gira a entreter a razão,
Esse comboio de corda
que se chama o coração.
Bernardo Soares (Fernando Pessoa)
Il poeta è un fingitore.
Finge così completamente
che arriva a finger che è dolore
il dolor che sente veramente.
E quei che leggon ciò che scrive,
senton bene nel dolore letto
non i due che egli vive,
ma quel che loro non è in petto.
E così sul suo binario
gira a distrarre la ragione,
questo trenino immaginario
che chiamiamo emozione.
Ho cercato per quanto possibile di rispettare la metrica e le rime dell'originale, senza tradirne il significato: soprattutto dell'ultimo verso, che in tutte le traduzioni che ho trovato veniva tradotto pedissequamente "che si chiama cuore", ho reso esplicito il senso che era figurato, ben chiaro dal titolo e nell'intenzione dell'autore. "Comboio de corda", spesso tradotto come trenino "a molla" è in realtà un treno giocattolo di legno, tirato da una funicella. L'ultima quartina è quella che più si discosta dalla traduzione letterale, ma anche quella che spero di aver reso in maniera più appropriata.
Gilgamesh
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lunedì, febbraio 16, 2009
Speranza
Sia stata la notte
In qualche modo
Il sole sorgerà ancora
E cancellerà le tenebre
Ogni cosa risplenderà
Il calore asciugherà la rugiada
E le ombre che sembravano
Spettri e mostri orribili
Si dissolveranno come nebbia
I colori ritorneranno e l'aria
Si scalderà piano finché
Il profumo e i rumori
Del giorno avran scacciato
Il silenzio e la quiete della notte.
Ed un nuovo giorno sarà iniziato.
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