Gilgamesh - Sha Nagba Imuru
lunedì, settembre 20, 2004
Editori di sé stessi
Chiariamo subito che una generica indicazione di copyright su un testo pubblicato sul Web è assai poco utile, salvo il testo (o la foto, l'immagine, il file audio o midi, insomma qualunque tipo di contenuto) sia la trascrizione o trasposizione di un qualcosa di precedentemente pubblicato in maniera tradizionale (libro, rivista, CD etc.) e poi riportato, dall'autore stesso o col permesso scritto dell'autore e/o dell'editore, su una pagina Web.
Questo perchè tuttora il diritto d'autore è regolato dalla legge n. 633 del 22 aprile 1941 che, seppure modificata nel 2000 con l'introduzione di nuovi articoli e successivamente integrata dalla legge 22 maggio 2004, n. 128 non prevede di fatto alcuna forma di efficace tutela per quanto pubblicato in modo autonomo dall'autore, ad esempio su un blog, direttamente in forma elettronica.
Una interessante possibilità è offerta dalle licenze Creative Commons, ideate nell'ambito del progetto omonimo da un gruppo di esperti di diritto informatico e tematiche relative alla proprieta' intellettuale tra i quali Lawrence Lessig, della quale sarà presto disponibile una versione localizzata in italiano.
Si tratta in pratica di un'applicazione alle opere d'ingegno in genere del concetto di copyleft espresso per la prima volta da Richard Stallman riguardo il software.
Limitatamente alle opere letterarie, comunque, esiste oggi una possibilità piuttosto interessante: quella del self-publishing. In pratica, si trasforma il proprio romanzo, racconto, raccolta di poesie in un ebook (il formato più diffuso e valido è tutt'ora Adobe Acrobat PDF, nonostante i tentativi di Microsoft di imporre un proprio standard) e ci si appoggia a una piattaforma che fornisce tutti gli strumenti utili per la pubblicazione, la diffusione e la remunerazione in caso di vendita di copie del proprio lavoro.
Il sito più interessante e valido a livello internazionale è senz'altro LULU, ideato e realizzato nel 2002 da Bob Young, uno dei fondatori di Red Hat, azienda nota per la sua distribuzione Linux.
In Italia comunque esiste un qualcosa di analogo e molto ben organizzato, e si chiama Inedito, definito dagli ideatori "un servizio innovativo che permette in pochi istanti di ricercare, prendere visione e scaricare online testi non pubblicati dalle grandi case editrici o non pubblicati affatto."
In entrambi i casi, la pubblicazione è completamente gratuita per gli autori, Lulu in più offre anche la possibilità di acquistare codici ISBN per il proprio libro, e a differenza di Inedito che consente dopo l'acquisto solo di scaricare il testo in formato PDF, di ricevere a casa direttamente una copia stampata e rilegata del libro scelto, con diverse possibilità e combinazioni.
Potrebbe trattarsi del futuro dell'editoria, o perlomeno, creare un canale alternativo a quello tradizionale che consenta a nuovi autori di farsi conoscere da un pubblico sempre più vasto senza passare per quello che Marshall McLuhan definiva Gatekeeper, citato da Giulio Mozzi a Napoli come "Guardiano della Soglia".
Gilgamesh
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venerdì, settembre 17, 2004
La fonte prosciugata
Partiamo da un concetto molto più antico: la libera circolazione delle idee e delle informazioni. La rete Internet ha contribuito in maniera significativa a rendere più semplice la diffusione e la condivisione di documenti con elevati contenuti informativi; la comunità scientifica è stata la prima a beneficiare di quest'innovazione di grande portata, e dei nuovi strumenti messi a disposizione: in primis la posta elettronica, poi i Gopher, i primi ipertesti e infine il World Wide Web.
La facilità con la quale oggi è possibile riprodurre e trasmettere quasi ovunque documenti in formato elettronico anche di grosse dimensioni ha finito per creare una serie di problemi di non facile soluzione a chi propugna la tutela della proprietà intellettuale a ogni costo, soprattutto delle creazioni artistiche, in particolare ha parzialmente messo in crisi le case discografiche e quelle cinematografiche, sviluppatesi nel corso del secolo scorso fino a diventare vere e proprie industrie dell'intrattenimento.
Meno toccate le case editrici: il libro elettronico, il cosidetto ebook, stenta a decollare, i lettori di libri sono più tradizionalisti, anche se esistono settori in cui ha già in qualche modo soppiantato o quasi il suo equivalente cartaceo.
Se si analizza l'etimologia del termine "pubblicare", si potrà vedere che significa mettere in qualche modo a disposizione del pubblico un'opera di ingegno, sia questa un libro, un racconto, una poesia o un'opera multimediale. Pubblicando qualcosa la si associa al nome dell'autore o degli autori, se ne dichiara insomma la paternità e contemporaneamente se ne rivendica l'originalità.
Nella società dell'informazione questo costituisce allo stesso tempo una tutela e un rischio, quando la pubblicazione avviene su un medium peculiare come il Web: la si rende immediatamente disponibile ma anche semplice da riprodurre in forma alterata e/o incompleta con strumenti ormai alla portata di chiunque.
C'è il rischio insomma che venga attraversata la sottile linea azzurra che separa la condivisione dall'appropriazione. Molti testi disponibili in formato elettronico vengono implicitamente dichiarati di pubblico dominio dalla mancanza di un disclaimer, altri lo sono esplicitamente, molti sono messi a disposizione ma in qualche modo tutelati, altri vengono accompagnati da una dichiarazione che li definisce protetti da diritto d'autore.
C'è da sottolineare che il caso più grave non è tanto la riproduzione "non autorizzata" di un'opera di ingegno, quanto l'appropriazione di un opera dell'ingegno altrui rivendicata come propria e magari dichiarata "copyrighted", al fine di ricavarne fama e prestigio, in ambito accademico, o vantaggi economici, in ambito editoriale, che è purtroppo più comune di quanto si pensi.
Quali sono i sentimenti di chi è vittima di questo tipo di comportamenti? Penso le conseguenze di questo genere di azioni possano essere efficacemente riassunte da una frase di Giovanni Giovannini, presidente della FIEG:
“C’è il pericolo di vedere l’opera iniziale diluita e pervertita, di vedere il creatore dimenticato, i suoi diritti morali e materiali calpestati. E una sorgente creativa non riconosciuta, non remunerata, si prosciuga inevitabilmente ”
E questa, tra tutte quelle possibili, è la conseguenza peggiore. Non sono molte le persone dotate insieme di talento e originalità e contemporaneamente desiderose di condividere la propria creatività con gli altri, se il rischio è quello di vedersi misconosciuti, o peggio ancora di vedere altri appropriarsi del proprio lavoro e rivendicarlo come proprio.
Nel prossimo post proverò a tracciare un panorama della situazione attuale e descrivere meglio che posso gli strumenti a disposizione di chi desidera pubblicare il proprio lavoro anche senza rivolgersi ad un editore tradizionale senza nessuno degli svantaggi sopra menzionati.
Gilgamesh
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giovedì, settembre 16, 2004
La sottile linea azzurra
Una volta scaricato e letto il file in formato PDF, distribuito gratuitamente da Net Manager, s'è resa conto abbastanza presto che porzioni molto consistenti del suo lavoro erano riportate integralmente, virgole comprese, senza che le fosse stato chiesto il permesso di riprodurle e senza che lei venisse citata come autrice.
Anche la bibliografia, le note, la conclusione e varie frasi sparse risultavano copiate di sana pianta dalla sua tesi di laurea, "Net-work writing, professione e passione di scrivere in rete" terminata oltre un anno e mezzo fa, della quale aveva fatto un piccolo evento mediatico, postando in diretta dall'aula tesi della sua Università, e della quale va giustamente orgogliosa.
Ora, Monia legittimamente si chiede come Cristina Gavello sia venuta in possesso della sua tesi, e soprattutto si aspetta pubbliche scuse e un risarcimento almeno morale. A questo occorre aggiungere che Monia sta attendendo risposta dal suo futuro e probabile editore per la pubblicazione di un libro che conterrà anche la sua tesi, ed è giustamente preoccupata per le possibili implicazioni.
Devo dire che la dottoressa Alessandrini si è dimostrata una persona molto civile: nel secondo post sull'argomento (ha riaperto il blog apposta, era temporaneamente chiuso causa trasloco in corso) scrive:
Ora: io rimango molto arrabbiata con questa Cristina. Vorrei rintracciarla per parlarci. Sono certa che se questo accadrà mi arrabbierò un po’ con lei. Devo sfogarmi. Concedetemelo. Non è giusto che il mio fegato si carichi tutta questa tensione. Le emozioni si esternano. Tutte.
Converrete che è una reazione tutto sommato pacata e ragionevole, comparata con la portata dello sgarbo subito.
Ora, questo episodio (probabilmente in via di risoluzione: Vittorio Pasteris, responsabile di Net Manager, il sito che ha pubblicato l'ebook, ha contattato oggi Monia via email, si ripromette di telefonarle e si è impegnato a fare tutto quel che è necessario per tutelare il suo lavoro) fornisce diversi interessanti spunti di riflessione su alcuni termini oggi molto utilizzati, e che riguardano da vicino la scrittura in rete: proprietà intellettuale, copyright, copyleft, creative commons, netiquette.
Citati spesso a sproposito, talvolta intenzionalmente fraintesi, bellamente ignorati in parecchie circostanze.
Penso valga la pena di parlarne, o meglio di scriverne, e quindi, abbandonando momentaneamente la linea abituale di questo spazio ne farò l'argomento dei prossimi post.
Intanto, comunque, fino a che la vicenda che coinvolge Monia non sarà completamente chiarita, alla luce di quanto da lei esposto, c'è una sola constatazione da fare, come ha ben scritto Zu ieri:
Cristina Gavello è una copiona.
Gilgamesh
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martedì, settembre 14, 2004
The Cloud
Una lirica di Shelley, dal "Prometheus Unbound", semplicemente incantevole per ritmo e suggestione.
Percy Bysshe Shelley (1792-1822)
I bring fresh showers for the thirsting flowers,
From the seas and the streams;
I bear light shade for the leaves when laid
In their noonday dreams.
From my wings are shaken the dews that waken
The sweet buds every one,
When rocked to rest on their mother's breast
As she dances about the sun.
I wield the flail of the lashing hail
And whiten the green plains under,
And then again I dissolve it in rain
And laugh as I pass in thunder.
I sift the snow on the mountains below,
And their great pines groan aghast;
And all the night 'tis my pillow white
While I sleep in the arms of the blast.
Sublime on the towers of my skiey bowers,
Lightning my pilot sits;
In a cavern under is fettered the thunder,
It struggles and howls at fits;
Over earth and ocean, with gentle motion,
This pilot is guiding me,
Lured by the love of the genii that move
In the depths of the purple sea;
Over the rills, and the crags, and the hills,
Over the lakes and the plains,
Wherever he dream, under mountain or stream,
The Spirit he loves remains;
And I all the while bask in Heaven's blue smile
Whilst he is dissolving in rains.
The sanguine Sunrise, with his meteor eyes,
And his burning plumes outspread,
Leaps on the back of my sailing rack,
When the morning star shines dead;
As on the jag of a mountain crag
Which an earthquake rocks and swings,
An eagle alit one moment may sit
In the light of its golden wings.
And when Sunset may breathe, from the lit sea beneath,
Its ardours of rest and of love,
And the crimson pall of eve may fall
From the depth of Heaven above,
With wings folded I rest, on mine aery nest,
As still as a brooding dove.
That orbed maiden with white fire laden
Whom mortals call the Moon
Glides glimmering o'er my fleece-like floor
By the midnight breezes strewn;
And wherever the beat of her unseen feet
Which only the angels hear
May have broken the woof of my tent's thin roof
The stars peep behind her and peer;
And I laugh to see them whirl and flee
Like a swarm of golden bees
When I widen the rent in my wind-built tent,
Till the calm rivers, lakes and seas
Like strips of the sky fallen through me on high
Are each paved with the moon and these.
I bind the Sun's throne with a burning zone
And the Moon's with a girdle of pearl;
The volcanoes are dim, and the stars reel and swim,
When the whirlwinds my banner unfurl.
From cape to cape, with a bridge-like shape,
Over a torrent sea,
Sunbeam-proof, I hang like a roof,
The mountains its columns be.
The triumphal arch through which I march
With hurricane, fire and snow,
When the Powers of the air are chained to my chair,
Is the million-coloured bow;
The sphere-fire above its soft colours wove
While the moist Earth was laughing below.
I am the daughter of Earth and Water
And the nursling of the Sky;
I pass through the pores of the ocean and shores;
I change, but I cannot die.
For after the rain when with never a stain
The pavilion of Heaven is bare,
And the winds and sunbeams with their convex gleams
Build up the blue dome of air,
I silently laugh at my own cenotaph,
And out of the caverns of rain,
Like a child from the womb, like a ghost from the tomb,
I arise and unbuild it again.
La Nuvola.
Io porto freschi rovesci per i fiori assetati,
Dai mari e dai ruscelli;
Ombra leggera genero per le foglie quando giacciono
Nei loro sogni di mezzogiorno.
Dalle mie ali son scosse le rugiade che risvegliano
Tutti i dolci germogli
Cullati, addormentati sul petto della madre
Mentre lei danza attorno al sole.
Io maneggio la frusta della grandine devastatrice,
E imbianco le verdi pianure di sotto,
E poi di nuovo la dissolvo in pioggia,
E scoppio in una risata quando mi faccio tuono.
Io spargo la neve sulle montagne sotto di me,
I loro grandi pini gemono di stupore e terrore,
E tutte le notti è bianco il mio cuscino
Mentre dormo tra le braccia del turbine.
Alto sulle torri delle mie celesti dimore
Siede il fulmine mio pilota;
In una caverna è messo in ceppi il tuono,
E lotta e urla convulso;
Sopra la terra e l'oceano, con moto gentile,
Mi guida il mio pilota,
Lusingato dall'amore dei genii che muovono
Nelle profondità del mare di porpora;
Sui ruscelli, e le rocce scoscese, ed i colli,
Sui laghi e le pianure
Dovunque lui sogni, sotto una montagna o un fiume,
Lo Spirito ch'egli ama rimane;
Ed io mi godo intanto il tepore nel sorriso blu del cielo
Mentre si dissolve in pioggia.
L'alba sanguigna, con i suoi occhi di meteora,
E le sue ardenti piume sparse,
Salta sulla mia schiena veleggiante,
Quando la stella del mattino brilla morente;
Come sullo spuntone d'una roccia montana
Che un terremoto scuote e fa oscillare,
Un'aquila discesa può posarsi
Un momento nella luce delle sue ali dorate.
E quando il tramonto sospira, dal mare illuminato di sotto,
I suoi ardori d'amore e quiete
Ed il mantello cremisi della sera può scendere
Dalle profondità del cielo,
Con ali piegate io resto nel mio aereo nido,
Ferma come una colomba che cova.
Quella rotonda fanciulla, carica di fuoco bianco,
Che i mortali chiaman Luna
Scivola scintillando sulla mia superficie,
Che un vello pare, increspato dalla brezza di mezzanotte;
E dovunque il posarsi dei suoi piedi non visti
Che solo gli angeli odono,
Ha rotto la trama del sottile tetto della mia tenda,
Le stelle spiano da dietro e appaiono;
E io rido nel vederle roteare e volare,
Come uno stormo d'api d'oro,
Quando allargo lo strappo nella mia tenda fatta di vento,
Sinché i calmi fiumi, i laghi e i mari,
Come strisce del cielo cadute attraverso me
Son tutti pavimentati di luna e di stelle.
Io lego il trono del sole con un'ardente cintura,
E la luna con una collana di perle;
Scuri i vulcani, e le stelle vacillano e nuotano,
Mentre il turbine dispiega la mia bandiera.
Da capo a capo con la sagoma d'un ponte,
Sopra un mare torrenziale,
Non toccata dai raggi, resto sospesa
Come un tetto che ha montagne per colonne.
L'arco trionfale sotto cui marcio
Con uragani, fuochi e neve
Quando le Potenze dell'aria sono incatenate al mio trono,
è l'arco dai milioni di colori;
Il fuoco della sfera tesse i suoi soffici colori,
Mentre al di sotto la terra umida ride.
Io sono la figlia della Terra e dell'Acqua,
La figlia di latte del Cielo;
Io passo per i pori dell'oceano e delle rive;
Io cambio, ma non posso morire.
Dopo la pioggia quando è senza macchia
E nudo il padiglione del cielo
E i venti e i raggi convergono a edificare
La cupola azzurra dell'aria,
Sommessa rido al mio cenotafio,
E fuori dalla caverna della pioggia,
Come un bimbo dal grembo, come uno spettro dalla tomba,
Io sorgo e la demolisco ancora.
Percy Bysshe Shelley, nato a Horshan nel Sussex da famiglia aristocratica, viene annoverato fra i grandi poeti romantici inglesi, quali Coleridge e Byron di cui fu grande amico e del quale condivise le idee radicali ed anticonformiste.
Nella sua poesia abbondano i riferimenti mitologici ed i toni esaltati e visionari. Entrato a Oxford nel 1810 ne fu espulso l'anno successivo a seguito della pubblicazione di un libello del titolo "La necessità dell'ateismo".
Nel 1812 venne diseredato dopo essere fuggito con la sedicenne Harriet Westbrook, il loro matrimonio sarebbe fallito di lì a poco per poi temrinare tragicamente nel 1816 con il suicidio per annegamento di Harriet. Nel 1814 fugge con Mary Godwin in Francia. Insieme viaggiano attraverso l'Europa, si sposeranno nel 1816 al ritorno in Inghilterra. Nel 1818 la famiglia Shelley si trasferì nuovamente in Italia dove Percy sarebbe morto nel 1822, appena trentenne, annegando nel golfo di LaSpezia a seguito dell'affondamento in un giorno di tempesta del suo piccolo schooner, l'Ariel.
Gilgamesh
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mercoledì, settembre 08, 2004
No rechaces los sueños por ser sueños
Questa poesia di Pedro Salinas è tratta dalla raccolta "Largo Lamento" uscita postuma nel 1975. Secondo me una delle sua più belle, fra tante splendide poesie d'amore.
Pedro Salinas (1892-1951)
No rechaces los sueños por ser sueños.
Todos los sueños pueden
ser realidad, si el sueño no se acaba.
La realidad es un sueño. Si soñamos
que la piedra es la piedra, eso es la piedra.
Lo que corre en los ríos no es un agua,
es un soñar, el agua, cristalino.
La realidad disfraza
su propio sueño, y dice:
«Yo soy el sol, los cielos, el amor».
Pero nunca se va, nunca se pasa,
si fingimos creer que es más que un sueño.
Y vivimos soñándola. Soñar
es el modo que el alma
tiene para que nunca se le escape
lo que se escaparía si dejamos
de soñar que es verdad lo que no existe.
Sólo muere
un amor que ha dejado de soñarse
hecho materia y que se busca en tierra.

Non respingere i sogni perché son sogni.
Tutti i sogni posson
esser realtà, se il sogno non finisce.
La realtà è un sogno. Se sognamo
che la pietra è pietra, questo è la pietra.
Ciò che scorre nei fiumi non è acqua,
è un sognare, l'acqua, cristallina.
La realtà traveste
il suo sogno, e dice:
«Io sono il sole, i cieli, l'amore».
Ma mai se ne va, mai passa,
se fingiamo di credere che è più che un sogno.
E viviamo sognandola. Sognare
è il mezzo che l'anima ha
perché non le sfugga mai
ciò che sfuggirebbe se smettessimo
di sognare che è verità ciò che non esiste.
Muore solo
un amore che ha smesso di essere sognato,
fatto materia e che si cerca in terra.
Pedro Salinas nasce a Madrid nel 1892. Professore universitario, svolge la sua attività tra Siviglia, Murcia, Cambridge e Boston.
Grande poeta dell’amore, possiamo distinguere tre tappe della sua produzione, la prima, fino al 1932: è poesia pura sotto l’influsso di Juan Ramon Jiménez (non dimentichiamo che Salinas è uno dei maggiori esponenti della cosiddetta Generazione del ’27).
Una seconda tappa dal 1933 al 1939 in cui è poeta dell’amore, amore come arricchimento della vita, qui la donna amata è vista come un’amica una compagna, e l’amore è una forza che riempie l’anima e dà un senso al mondo, leggendo i suoi versi si viene travolti da una passione calda forte come il fuoco, dolce come la notte.
Terza e ultima tappa riguarda gli scritti relativi alla Guerra Civile. Purtroppo non tutte le sue opere sono state tradotte in italiano.
Muore in esilio a Boston nel 1951.
note biografiche tratte dal sito di Francesco de Benedetto
Gilgamesh
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