Gilgamesh - Sha Nagba Imuru

Poteri magici e taumaturgici dei pensieri e delle parole.

venerdì, novembre 26, 2004

Riflessioni sulla scrittura 


Avvertenza: Questo post nasce da un collage dei commenti originariamente inseriti in questo post di Effe, che ha in qualche modo generato la discussione, poi proseguita con questa riflessione di Mitì che insieme al primo ha generato quest'altro post di Fainberg. I commenti sono stati però inseriti in ordine inverso rispetto all'ordine cronologico dei post.
Update: Se ne parla, con qualche variante, anche da Untitled Io e da Caracaterina.



Scrivere di scrittura è un po' come rimanere assorti nella contemplazione del proprio ombelico.

E questo non ha affatto una connotazione negativa, per me, anzi.

Nella meditazione za-zen ci si concentra appunto sul principio, l'origine.

Tornare alle radici e rifletterci sopra è un buon modo di aumentare la propria consapevolezza.

L'intento, nello scrivere, è comunicare. Chi dice di scrivere per se stesso mente, più o meno consapevolmente.

Penso sia giusto distinguere tra chi accetta di mettersi in gioco e chi in qualche modo, dietro l'apparente anonimato del nickname, si cela.

Aggiungerei, e penso in parecchi riconosceranno la citazione, che il miglior stile è avere qualcosa da dire.

Difficile aggiungere qualcosa dopo tante parole, e tante considerazioni intelligenti e condivisibili; eppure qualcosa di non detto e non scritto è rimasto.

Forse tra le righe.

Tutto giusto, interessante ed espresso bene.

Ma la differenza che passa tra lo scrivere - con la stilografica su una moleskine, su un tovagliolo di carta con una biro o su un word-processor con una tastiera - è solo materiale, lo strumento vero restano comunque le parole.

La differenza tra lo scrivere un post sul proprio blog (o un commento su uno altrui), un articolo (ininfluente che sia per un periodico a larga tiratura o per il giornalino della scuola), un libro (che vada poi sugli scaffali o che resti per sempre in un cassetto ha poca importanza) è invece sostanziale.

E non solo per lo spirito col quale si affrontano i diversi tipi di scrittura, più o meno immediata, più o meno m-editata, ma per l'intenzione con la quale si scrive.

Io apprezzo soprattutto chi scrive per comunicare. Le parole sono uno strumento versatile, si possono utilizzare in tanti modi diversi.
Ci sono persone che riescono a usarle per trasmettere davvero idee ed emozioni. Altre no. Nessuno vieta loro di scrivere, nè mi sento di criticarle più di quanto rimprovererei ad una persona claudicante il fatto di non saper saltare.

Nei weblog non c'è mediazione, non c'è filtro, se non quello collaborativo dato dagli aggregatori, chiunque può aprirne uno e cominciare a scriverci.
Esistono brutti blog come esistono libri mediocri e articoli sciatti.

La qualità dei blog migliori è talvolta discontinua, è difficile essere sempre all'altezza delle aspettative create nei lettori da qualche perla, ma vanno presi per quel che sono: scritti per diletto, talvolta con dedizione, sempre comunque perchè, come recita la dichiarazione d'intenti di uno dei blogger che apprezzo maggiormente, se si è un certo tipo di persone, c'è il piacere della condivisione.

Infine, non importano soltanto il cosa e il come, importa soprattutto il perchè si scrive.

Se si scrive per comunicare, perchè appunto si ha qualcosa da dire, per trasmettere (e ricevere) emozioni, per condividere, si finisce per creare qualcosa di bello. È quasi un side effect, il come (lo stile) a un certo punto vien da sé. E scrivere tanto migliora la scrittura. Ma anche leggere tanto. In una parola sola, appunto, comunicare.

Aiuta a crescere, a migliorarsi.

Vi rivelo un segreto, ma che resti tra noi, mi fu trasmesso millenni fa: un organismo cessa di vivere solo quando cessa di crescere, e viceversa; e quella che chiamiamo la nostra mente è un organismo molto particolare, non si nutre di cibo, anche se in qualche modo da qualcosa ricava energia..


Gilgamesh

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lunedì, novembre 22, 2004

Dieci anni di Liberi Libri 



Sabato 27 Novembre, presso la sala conferenze del Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, in piazza Marconi a Roma (zona EUR) si terrà un convegno per festeggiare il decimo anniversario dell'associazione Liber Liber.
Per chi non sapesse cos'è, (male) si tratta dell'associazione no-profit che sostiene il Progetto Manuzio, ovvero la versione italiana del noto Project Gutenberg.

Ancora non ci siamo? Bene, seguite i link o leggetevi la sottostante, sintetica spiegazione:

si tratta in pratica di mettere a disposizione di chiunque disponga di un PC, anche vecchiotto, i tesori della letteratura mondiale in formato elettronico, gratuitamente o a costi estremamente contenuti - in pratica il costo del download o del supporto magnetico/ottico più eventualmente un ragionevole contributo per l'organizzazione della compilation, un po' come per il software shareware.

Io ci sarò, e dato che, tra le varie tavole rotonde organizzate, ce ne sono due di discreto interesse per qualunque blogger, per tema trattato e per la personalità dei relatori, ritengo potrebbe essere interessante organizzare in concomitanza con l'evento un mini-raduno di blogger romani e non.

Per me, oltre che l'occasione per incontrare nuovamente dopo parecchio tempo il presidente dell'associazione medesima, Marco Calvo, vecchia conoscenza dei tempi di Mc-link, quando entrambi avevamo molti più capelli (nel senso che lui dieci anni fa li portava lunghi fino a metà schiena e i miei erano meno radi di adesso) e uno in particolaere dei relatori sotto nominati, è una stimolante opportunità di approfondimento su temi di comune interesse.

Il convegno inizia la mattina alle 9.00 con la registrazione dei partecipanti (l'iscrizione è gratuita e si può fare online qui) e prima della pausa pranzo (prevista dalle 13 alle 14) sono in programma, oltre alla presentazione, due tavole rotonde di argomento squisitamente "libresco".
Al pomeriggio, invece, la terza tavola rotonda, inizio previsto intorno alle 14, tratterà il tema della scrittura in rete, e precisamente si discuterà di "idee in vetrina: blog, community e scrittura interattiva"; e poi "riviste on-line, l'evoluzione di settimanali e mensili". Il moderatore sarà Domenico Fiormonte, interverranno gli scrittori Vincenzo Cerami, Nicola Lagioia, Giorgio Manacorda e un tal G.G. anche detto da qualcuno 3G ovvero il nostro Guru Giuseppe Granieri.

La successiva tavola rotonda, anche se non si parlerà proprio di blog, tratterà comunque un tema interessante e ultimamente abbastanza dibattuto nei weblog nostrani: Diritti degli autori e diritti dei lettori, ovvero: copyright, prestito a pagamento e deposito siti Internet, autori, case editrici ed e-book.

Chi passasse da queste parti e volesse comunicare la sua adesione, oltre che seguire il link per l'iscrizione, può segnalarlo nei commenti :o)

Gilgamesh

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mercoledì, novembre 10, 2004

Brothers in Arms 


Propongo oggi testo e traduzione di uno dei miei brani preferiti, uscito quasi vent'anni fa nell'album omonimo, tuttora molto bello e in un certo senso attuale.



Brothers in Arms
Mark Knopfler - 1985

These mist covered mountains
Are a home now for me
But my home is the lowlands
And always will be
Some day you’ll return to
Your valleys and your farms
And you’ll no longer burn
To be brothers in arms

Through these fields of destruction
Baptisms of fire
I’ve watched all your suffering
As the battles raged higher
And though they did hurt me so bad
In the fear and alarm
You did not desert me
My brothers in arms

There’s so many different worlds
So many differents suns
And we have just one world
But we live in different ones

Now the sun’s gone to hell
And the moon’s riding high
Let me bid you farewell
Every man has to die
But it’s written in the starlight
And every line on your palm
We’re fools to make war
On our brothers in arms



Queste montagne coperte di nebbia
Ora sono una casa per me
Ma la mia casa è nelle pianure
E lì sempre sarà
Un giorno forse voi ritornerete
Alle vostre valli e fattorie
E non brucerete più
Per essere fratelli in armi

Attraverso questi campi di distruzione
Battesimi di fuoco
Ho visto tutti voi soffrire
Mentre la furia delle battaglie saliva
E sebbene m'abbian ferito gravemente
Nella paura e nell'allarme
Voi non mi avete abbandonato
Miei fratelli in armi

Ci sono tanti mondi diversi
Sotto tanti diversi Soli
E noi abbiamo un solo mondo
Ma viviamo in mondi differenti

Ora il sole è andato all'inferno
E la luna cavalca alta nel cielo
Lasciate che vi dica addio
Ogni uomo deve morire
Ma è scritto nella luce delle stelle
E in ogni linea del palmo della vostra mano
Siamo folli a far la guerra
Ai nostri fratelli in armi.



Nato a Glasgow, Scozia, il 12 agosto 1949, Mark Knopfler si è dedicato inizialmente all'insegnamento scolastico; poi la musica nella sua vita ha prevalso, diventando da puro passatempo ad attività professionale. Sul finire degli anni '70 fonda i Dire Straits, gruppo diventato di culto e dei cui pezzi storici oggi ("Sultans of swing", "Tunnel of love", "Money for nothing", solo per citarne alcuni), anche se talvolta passano per le radio, si sente spesso la nostalgia.

La sua carriera solista si sviluppa parallelamente all'impegno del complesso a partire dal 1983, quando scrive la colonna sonora del film "Local hero", di David Puttnam. I lavori successivi lo vedono scrivere le colonne sonore di "Cal, comfort and joy" e, insieme a Guy Fletcher dei Dire Straits, di "The princess bride". Importante anche il lavoro fatto da Knopfler come produttore: lo si vede dietro il desk per Bob Dylan ("Infields", 1983), Randy Newman, Willy (Mink) DeVille, Aztec Camera e Tina Turner.

Nel corso degli anni '80 lo straordinario ma umile musicista non produce molto al di là dei Dire Straits; nel 1989, in compagnia degli amici Brendan Croker e Steve Phillips, pubblica però un delizioso album in stile retrò sotto il nome di "Notting Hillbillies".

Gli anni '90 vedono Knopfler diradare molto i suoi impegni discografici, collaborare con il grande chitarrista Chet Atkins per un album a nome di entrambi e partecipare a diversi progetti di altri artisti, oltre a pubblicare nel 1996 l'album solista "Golden heart". Con il nuovo millennio, dopo un periodo di silenzio interrotto soltanto dal lavoro per alcune colonne sonore, l'attività solista dell'ex(?) Dire Straits si intensifica: il suo secondo album solista intitolato "Sailing to Philadelphia" è un buon successo commerciale per una musica non facile. A due anni di distanza segue una nuova prova discografica, "The ragpicker's dream". Entrambi gli album, specialmente quest'ultimo, evidenziano l'amore di Mark Knopfler per la mitologia e le sonorità tradizionali americane.

Note biografiche tratte dal sito Biografieonline.it

Gilgamesh

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lunedì, novembre 01, 2004

BlogRodeo again 


Per chi volesse cimentarsi, domani, dopo una discreta latenza, riparte il BlogRodeo Online.



Maggiori informazioni in loco o da Zu, anfitrione d'eccezione per questa riedizione del torneo.

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