Gilgamesh - Sha Nagba Imuru
sabato, febbraio 19, 2005
Bread and Roses
Giorni fa, grazie all'accidentale segnalazione su una mailing-list alla quale sono iscritto (quella di uno dei team italiani dedicati al programma SETI@Home, intitolata all'astronomo Giuseppe Cocconi) mi sono imbattuto in un sito molto interessante: Bread & Roses, il sindacato italiano dei net-workers.
Il nome del sito si riallaccia al titolo di una canzone di protesta scritta come inno delle lavoratrici statunitensi del tessile intorno al 1912, ispirandosi al quale il regista Ken Loach ha girato uno splendido film.
Ho pensato perciò di riportare qua il testo della canzone, scritto da James Oppenheim mentre non si sa con esattezza se la musica sia stata composta da Martha Coleman o da Caroline Kohlsaat.
Bread and Roses
As we go marching, marching
In the beauty of the day,
A million darkened kitchens,
A thousand mill lofts gray,
Are touched by all the radiance
That a sudden sun discloses,
For the people hear us singing:
"Bread and Roses! Bread and Roses!"
As we go marching, marching,
We battle too, for men,
For they are women's children,
And we mother them again.
Our lives shall not be sweated
From birth until life closes;
Hearts starve as well as bodies:
Give us bread, but give us roses!
As we go marching, marching,
Unnumbered women dead
Go crying through our singing,
Their ancient cry for bread.
Small art and love and beauty
Their drudging spirits knew.
Yes, it is bread we fight for,
But we fight for roses too!
As we go marching, marching,
We bring the greater days.
For the rising of the women
Means the rising of the race.
No more the drudge and idleness
That toil where one reposes,
But a sharing of life's glories:
Bread and Roses! Bread and Roses!
Our lives shall not be sweated
From birth until life closes,
Hearts starve as well as bodies;
Bread and Roses! Bread and Roses!
Pane e Rose
Mentre marciamo, marciamo
Nella bellezza del giorno,
Milioni di cucine buie e cupe,
Miriadi di grige soffite,
Son tutte toccate dalla radiosità,
Che un sole improvviso dischiude,
Poichè la gente ci sente cantare:
"Pane e Rose! Pane e Rose!"
Mentre marciamo, marciamo
Noi combattiamo anche per gli uomini
Perchè anche loro son figli di donne,
E noi per loro madri ancora,
Le nostre vite non dovranno esser sudate
Dalla nascita fino alla fine;
I cuori han fame così come i corpi:
Dateci pane, ma dateci anche rose!
Mentre marciamo, marciamo,
Innumerevoli donne morte
Piangono attraverso il nostro canto,
Il loro antico grido per il pane.
Arte e amore e bellezza
I loro spiriti affaticati conobbero.
Si, è per il pane che lottiamo,
Ma anche per le rose!
Mentre marciamo, marciamo
Portiamo giorni migliori.
Poichè la rinascita delle donne
Significa la rinascita dell'umanità.
Non più la fatica e la noia
Che tessono la trama del riposo,
Ma la condivisione delle gioie della vita:
Pane e Rose! Pane e Rose!
Le nostre vite non dovranno esser sudate
Dalla nascita fino alla fine;
I cuori han fame così come i corpi:
Pane e Rose! Pane e Rose!
Gilgamesh
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giovedì, febbraio 17, 2005
Donne in prima linea
Su due fronti.
Prima di tutto, non si può umanamente che raccogliere il disperato appello di Giuliana Sgrena, giornalista del quotidiano 'Il Manifesto', rapita lo scorso 4 febbraio da uomini armati mentre conduceva delle interviste vicino a una moschea sunnita nella zona nord di Baghdad.
Qui il testo dell'appello come trascritto da Repubblica.it e dall'agenzia internazionale Reuters.
Clickando sull'immagine è possibile visualizzare il filmato, sicuramente non integrale, nella versione presente sul sito dell'agenzia ANSA (occorre RealPlayer 9 o superiore)
L'appello è toccante, Giuliana si rivolge a tutta la comunità italiana, al suo compagno Pier Scolari, chiede di mostrare le immagini da lei già spedite, sugli effetti delle cluster bomb, le famigerate "bombe a grappolo" usate in maniera indiscriminata anche sulla popolazione civile. Parla di una guerra di occupazione che si vuol far passare per un' operazione di pace, di "polizia internazionale", e le cui conseguenze pesano soprattutto sugli indifesi, sugli anziani e i bambini.
Una popolazione già stremata da due lunghe guerre, quella con l'Iran e quella seguita all'occupazione del Kuwait, poi da 10 anni d'embargo, depredata delle risorse che potevano portare se non benessere almeno dignità, prima da un dittatore sanguinario, variamente alleato con varie potenze occidentali, poi da quegli stessi che affermano di aver abbattuto il tiranno per portar loro la libertà e la democrazia.
Gli scandali si susseguono, ora sono coinvolti anche funzionari O.N.U., forse perfino il figlio del segretario Kofi Annan, e qui in Italia, l'attuale presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, parrebbe essere l'intestatario di una transazione riguardante 24.000 barili di petrolio di provenienza irakena, collegata al programma "Oil for food", mediata da Tarek Aziz quando era ancora ministro degli esteri del regime di Saddam Hussein.
Due considerazioni sul video: la scritta che appare, che viene tradotta 'Muhjaeddin Senza Frontiere' è incompleta; le iniziali che compaiono potrebbero signficare sia "Bila Hidud" cioè "senza frontiere" o "senza confini" come la ANPT sostiene, che "Bilad Al Rafidein" ovvero "paese tra i due fiumi (sorgenti)" o Mesopotamia. In entrambi i casi, una sigla sinora sconosciuta. Inoltre Giuliana viene interrotta da una voce che nella versione che ho linkato del video si sente appena, che in arabo (alcune fonti sostengono con certezza sia dialetto irakeno, io non ne sarei così sicuro) pare dire "(lasciate)la parlare (in) italiano".
Alcuni hanno visto nel fatto che inizialmente parlasse in francese una sorta di messaggio in codice, per comunicare che la giornalista francese Florence Aubenais è detenuta dallo stesso gruppo, ma pare un'ipotesi azzardata.
Come ciliegina sulla torta, la gaffe del capogruppo di Alleanza Nazionale, Nania, che ha assicurato che il governo agirà per favorire la liberazione di Giuliana Sgrena come ha agito per Fabrizio Quattrocchi
La seconda questione.
Si chiamava Dorothy, ma gli indigeni la chiamavano Dora.

Aveva 74 anni, era nata nell'Ohio ed era una suora cattolica, di un'ordine fondato 150 anni fa in Francia, le sorelle di Notre Dame du Namur.
Le hanno sparato sei colpi, in testa, in petto mentre cadeva, almeno uno all'addome, forse il primo. L'hanno trovata riversa a faccia in giù nel fango, la bibbia che tentava di leggere ai suoi assassini ancora in mano.
Erano due pistoleros assoldati dai commercianti di legname che depredano illegalmente la foresta Amazzonica, nella regione brasiliana del Parà.
I loro capi li aveva incontrati il giorno prima. Due distinti fazendeiros, due che non si sporcano le mani. Avevano promesso di non ucciderla, e lei si sentiva protetta dalla sua veste, dalla sua età e dalla sua fede. L'hanno ascoltata, hanno promesso di pensare a quel che aveva loro detto. Poi hanno confermato il suo nome sulla Lista Nera.
Su quella lista era finito anche Chico Mendes, nel 1988. E altre 53 persone, da allora. Anche un mio amico, italo-svizzero, si era unito a una tribù di Indios Guarani e insegnava loro la resistenza passiva, la disobbedienza civile e in ultimo le tattiche di guerriglia che aveva imparato nel suo paese e altrove. Non se ne sa più nulla da 5 anni.
Il presidente Inàcio Lula ha annunciato l'invio di 2000 uomini per arrestare gli assassini e limitare le angherie alla popolazione da parte dei proprietari delle segherie e dei loro sgherri, che hanno minacciato di inquinare il Rio delle Amazzoni e uccidere così migliaia di persone come ritorsione.
Due vicende apparentemente distanti, non solo geograficamente - da noi e tra loro - eppure ci riguardano entrambe da vicino, più di quanto possiamo pensare.
Abbastanza da deviare dall'abituale linea di questo blog, posto che ce ne sia una, e proporvele oggi come spunto di riflessione.
Gilgamesh
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mercoledì, febbraio 16, 2005
Non capisco ma mi adeguo
ACQUA IN BOCCA

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venerdì, febbraio 04, 2005
Totò Merumeni
Un piccolo esperimento: un audio-post. Non dovendo tradurre la bella poesia che vi propongo oggi, ho pensato di leggervela. Il file MP3 associato è linkato al titolo, basta fare click per ascoltarlo. (Se aveste difficoltà basta scaricare l'apposito plug-in, consiglierei WinAmp o Quicktime se avete Windows o Mac, ma anche RealPlayer e WMP van bene. Per Linux e BSD ampia scelta.)
Totò Merùmeni
Guido Gozzano (1883 - 1916)
Col suo giardino incolto, le sale vaste, i bei
balconi secentisti guarniti di verzura,
la villa sembra tolta da certi versi miei,
sembra la villa-tipo, del Libro di Lettura...
Pensa migliori giorni la villa triste, pensa
gaie brigate sotto gli alberi centenari,
banchetti illustri nella sala da pranzo immensa
e danze nel salone spoglio da gli antiquari.
Ma dove in altri tempi giungeva Casa Ansaldo,
Casa Rattazzi, Casa d'Azeglio, Casa Oddone,
s'arresta un'automobile fremendo e sobbalzando,
villosi forestieri picchiano la gorgòne.
S'ode un latrato e un passo, si schiude cautamente
la porta... In quel silenzio di chiostro e di caserma
vive Totò Merùmeni con una madre inferma,
una prozia canuta ed uno zio demente.
Totò ha venticinque anni, tempra sdegnosa,
molta cultura e gusto in opere d'inchiostro,
scarso cervello, scarsa morale, spaventosa
chiaroveggenza: è il vero figlio del tempo nostro.
Non ricco, giunta l'ora di "vender parolette"
(il suo Petrarca!...) e farsi baratto o gazzettiere,
Totò scelse l'esilio. E in libertà riflette
ai suoi trascorsi che sarà bello tacere.
Non è cattivo. Manda soccorso di danaro
al povero, all'amico un cesto di primizie;
non è cattivo. A lui ricorre lo scolaro
pel tema, l'emigrante per le commendatizie.
Gelido, consapevole di sé e dei suoi torti,
non è cattivo. È il buono che derideva il Nietzsche
"...in verità derido l'inetto che si dice
buono, perché non ha l'ugne abbastanza forti..."
Dopo lo studio grave, scende in giardino, gioca
coi suoi dolci compagni sull'erba che l'invita;
i suoi compagni sono: una ghiandaia rôca,
un micio, una bertuccia che ha nome Makakita...
La Vita si ritolse tutte le sue promesse.
Egli sognò per anni l'Amore che non venne,
sognò pel suo martirio attrici e principesse
ed oggi ha per amante la cuoca diciottenne.
Quando la casa dorme, la giovinetta scalza,
fresca come una prugna al gelo mattutino,
giunge nella sua stanza, lo bacia in bocca, balza
su lui che la possiede, beato e resupino...
Totò non può sentire. Un lento male indomo
inaridì le fonti prime del sentimento;
l'analisi e il sofisma fecero di quest'uomo
ciò che le fiamme fanno d'un edificio al vento.
Ma come le ruine che già seppero il fuoco
esprimono i giaggioli dai bei vividi fiori,
quell'anima riarsa esprime a poco a poco
una fiorita d'esili versi consolatori...
Così Totò Merùmeni, dopo tristi vicende,
quasi è felice. Alterna l'indagine e la rima.
Chiuso in se stesso, medita, s'accresce, esplora, intende
la vita dello Spirito che non intese prima.
Perché la voce è poca, e l'arte prediletta
immensa, perché il Tempo - mentre ch'io parlo! - va,
Totò opra in disparte, sorride, e meglio aspetta.
E vive. Un giorno è nato. Un giorno morirà.
Guido Gustavo Gozzano (che si fa poi chiamare soltanto Guido) nasce a Torino il 19 dicembre del 1883.
Si iscrive alla facoltà di legge, ma non giunge mai a laurearsi, preferendo interessarsi di letteratura seguendo - all'università di Torino - i corsi di Arturo Graf, insieme ad un gruppo di giovani con i quali successivamente costituisce il gruppo dei crepuscolari torinesi.
Lo scrittore, di salute malferma, non riesce mai ad ottenere un lavoro fisso, ma partecipa comunque attivamente alla vita culturale e mondana della Torino di inizio secolo.
Nel 1907 rivela il suo desiderio di rifugiarsi nella poesia scacciando le aspirazioni mondane con la pubblicazione de La via del rifugio. Qui, lontano da mire intellettualistiche, rivela la sua originalità. Sempre nel 1907 inizia una relazione con la scrittrice Amalia Guglielminetti, ma le sue condizioni di salute peggiorano e lo portano alla tubercolosi.
Nel 1911 appare il suo libro più importante: I colloqui, i cui componimenti vengono disposti in tre sezioni: Il giovanile errore, Alle soglie e Il reduce.
Per tutto il corso della sua vita Gozzano collabora a giornali e riviste con recensioni letterarie, fiabe per bambini (ricordiamo I due talismani del 1914 e La principessa si sposa del 1917) e novelle (L'altare del passato del 1918 e L'ultima traccia del 1919).
Muore a Torino il 9 agosto 1916.
Note biografiche a cura di Sabina Catanorchi, tratte dal sito Liber Liber
Aggiungo, come già riportato altrove, che il titolo della poesia, ovvero il nome del protagonista, fu modellato da Gozzano sull' Héautontimorumenòs di Terenzio (il mio autore nordafricano preferito, tra i classici), ovvero colui che si flagella da solo, e che qui trovate un interessante esercizio di stile, con parecchie varianti sul tema.
Gilgamesh
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