Gilgamesh - Sha Nagba Imuru
mercoledì, marzo 21, 2007
Anche le stelle
Anche le stelle
talvolta cadono
strappate al cielo
e nel cadere
urlano di dolore.
Mille anni fa o forse ieri
camminavo lungo un fiume
che scorre tra sassi e dune
e pensavo alla vita
che ci sfugge e ci insegue
e finirà proprio quando saremo
finalmente pronti a viverla.
In questo lunghissimo istante
in questo vortice di brume e nebbie
vedo infinite soglie da oltrepassare;
il presente non dura che un attimo
e ogni momento vissuto
si riversa nel passato
proprio mentre lo si pensa
presente o lo si affida all'oblio.
Vite che durano il tempo
di uno sguardo che si posa
e passa oltre senza vedere,
Cieli che si innalzano
come silenziosi abissi,
Spazi senza fine che si mescolano,
e ritornano sempre diversi
ed ogni volta uguali.
Tu mi dici
"Solo il dolore è reale,
solo la sofferenza è vera"
Ed io ti rispondo senza parole,
con uno sguardo ed un sorriso
e una mano tesa che diventa un abbraccio.
Perché potrei regalarti
milioni di parole
ma nemmeno un briciolo
di consapevolezza:
Dolore e piacere
Calma ed ira
Gloria e vergogna
Sdegno e pietà
Estasi e disperazione,
sono solo illusioni dei sensi,
spirali dai riflessi apparenti,
scie di luce e lampi colorati.
Così il sesso e la morte,
attori della stessa commedia,
frammenti sparsi e confusi,
ricordi sbiaditi di facce senza nome,
come singole gocce in una cascata.
Scritta ieri, dopo aver riletto alcune poesie di Samuel Beckett, segnalate da Babsi, e alcuni post segnalati da Effe, nei cui commenti originariamente l'avevo lasciata. Questa seconda stesura evita il calco totale di alcuni versi beckettiani (da poesie com "Ohne" e "Da tagte es") pur conservandone la suggestione.
Gilgamesh
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sabato, marzo 17, 2007
La bellezza dei numeri e i numeri della bellezza
Veramente interessanti e degne di nota le mostre: in particolare "Dai vettori alla forma", una serie di oggetti costruiti dall'architetto cileno Victor Simonetti partendo dall'osservazione di eventi naturali, con i quali si può interagire e sperimentare, scoprendo "la matematica che c'è anche dove non si vede", e "Attraverso la matematica italiana", a cura di Angelo Guerraggio e Pietro Nastasi, una serie di pannelli numerati che ripercorrono 150 anni di storia della matematica in Italia.
Alle 21, poi, nella sala Sinopoli, il premio Nobel per la letteratura Dario Fo ha tenuto una lezione/spettacolo sul tema "La scoperta dello scorcio scientifico", che ha iniziato parlando della prospettiva e del suo utilizzo in ambito teatrale, e ha poi proseguito virando decisamente sul teatro con i suoi cavalli di battaglia: i canti popolari e il teatro dialettale; gustosissima la conclusione, nella quale ha recitato una "giullarata" che non interpretava da oltre vent'anni, e s'è dovuto far suggerire dalla consorte Franca Rame, nelle prime file in platea, il nome del protagonista - suggerimento peraltro puntualmente sbagliato (Joàn Padàn, protagonista di un fllm d'animazione realizzato peraltro su suoi testi) che è servito però a fargli ricordare il nome esatto, Giavàn Petro.
Di seguito uno scorcio dello spettacolo, da Google Video.
Ne approfitto per segnalare un appello lanciato da Franca Rame alla fine della rappresentazione, presente sul suo blog insieme ad altre sue iniziative come senatrice, e cioè una sottoscrizione a favore delle famiglie dei militari italiani vittime della contaminazione da uranio impoverito, alle quali dallo Stato non viene al momento riconosciuta la dipendenza da cause di servizio (il famoso DCS) e che sono costrette ad affrontare spese mediche gravose e insostenibili nel colpevole silenzio delle autorità e dei media tradizionali.
Trovate QUI tutte le informazioni in merito e i dati se vorrete aderire alla sottoscrizione.
Già che ci sono, segnalo anche l'interessantissimo blog del figlio della celebre coppia, Jacopo, che conosco personalmente per aver frequentato anni fa la "Libera Università di Alcatraz" - che si trova in Umbria, località S.Cristina, a metà strada tra Gubbio e Perugia - nel periodo in cui anche io avevo una casa da quelle parti (a S.Vito in Monte, una frazione di S. Venanzo, che invece è a metà strada tra Orvieto e Todi).
Buon fine settimana a tutti,
Gilgamesh
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sabato, marzo 10, 2007
Now, Here, Nowhere.
Arrivò fin quasi ai confini del mondo conosciuto; antiche leggende del suo popolo dicevano che ad Oriente vi era un giardino, e là avrebbe trovato qualcuno che conosceva il segreto dell'immortalità. Era un tipo ostinato, e non si arrese di fronte alle difficoltà: attraversò deserti, guadò fiumi in piena, scalò montagne e navigò per mare.
Durante il suo viaggio incontrò, in una città costiera, una persona che faceva la sua stessa ricerca. Conversando, convenirono che sarebbe stato bene unire gli sforzi, e si misero in cammino. Di fronte al fuoco del bivacco, una sera, il nostro eroe chiese al suo compagno di viaggio da quanto tempo fosse alla ricerca della vita eterna, e questi senza scomporsi gli rispose che erano ormai quasi novecento anni: era un potente stregone, e conosceva sistemi per prolungare la vita, ma non per renderla eterna.
Trasecolando, domandò come avesse impiegato tutto questo tempo e lo stregone scrollando le spalle rispose che non aveva fatto altro che cercare il segreto dell'immortalità, vagando da un continente all'altro. L'eroe comprese allora, in un lampo d'illuminazione, che non è la quantità di tempo a disposizione che cambia le cose, ma come s'impiega la quantità limitata di tempo che abbiamo a disposizione: mille anni, diecimila, possono non essere abbastanza se non si vive una vita degna d'essere vissuta.
Abbandonò la ricerca, tornò alla sua città e ricercò la felicità nelle piccole cose: la lealtà di un amico, l'amore di una compagna, la gioia di crescere un figlio. E curiosamente, l'immortalità che aveva cercato e che gli era sempre sfuggita trovò lui.
Questo breve racconto, molto liberamente ispirato a una novella di Larry Niven ("Cautionary Tales", uscito in italiano come "Leggende Ammonitrici" su uno dei primi numeri della rivista di Isaac Asimov), l'ho lasciato circa tre anni fa nei commenti di Herzog.
Grazie a Zu per avermelo ricordato.
Gilgamesh
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domenica, marzo 04, 2007
Vincent
Don McLean (1945 - )
Starry, starry night.
Paint your palette blue and grey,
Look out on a summer's day,
With eyes that know the darkness in my soul.
Shadows on the hills,
Sketch the trees and the daffodils,
Catch the breeze and the winter chills,
In colors on the snowy linen land.
Now I understand what you tried to say to me,
How you suffered for your sanity,
How you tried to set them free.
They would not listen, they did not know how.
Perhaps they'll listen now.
Starry, starry night.
Flaming flowers that brightly blaze,
Swirling clouds in violet haze,
Reflect in Vincent's eyes of china blue.
Colors changing hue, morning field of amber grain,
Weathered faces lined in pain,
Are soothed beneath the artist's loving hand.
Now I understand what you tried to say to me,
How you suffered for your sanity,
How you tried to set them free.
They would not listen, they did not know how.
Perhaps they'll listen now.
For they could not love you,
But still your love was true.
And when no hope was left in sight
On that starry, starry night,
You took your life, as lovers often do.
But I could have told you, Vincent,
This world was never meant for one
As beautiful as you.
Starry, starry night.
Portraits hung in empty halls,
Frameless head on nameless walls,
With eyes that watch the world and can't forget.
Like the strangers that you've met,
The ragged men in the ragged clothes,
The silver thorn of bloody rose,
Lie crushed and broken on the virgin snow.
Now I think I know what you tried to say to me,
How you suffered for your sanity,
How you tried to set them free.
They would not listen, they're not listening still.
Perhaps they never will...
Notte, notte stellata.
Dipingi la tua tavolozza di blu e grigio,
Scruti in un giorno d’estate,
Con occhi che conoscono l’oscurità nella mia anima.
Ombre sulle colline,
Tratteggi alberi e asfodeli,
Catturi la brezza e il gelo invernale,
Nei colori sul paesaggio avvolto nella neve.
Ora capisco
Quel che hai cercato di dirmi
E come hai lottato per il tuo senno
E come hai tentato di dar loro la libertà.
Ma loro non volevano ascoltare, non sapevano come
Forse ascolteranno ora.
Notte, notte stellata,
Fiori fiammeggianti che brillano luminosi,
Nubi vorticanti nella bruma viola
Si riflettono negli occhi blu di Vincent.
Colori che cambiano sfumatura,
Albe nei campi di grano ambrato,
Volti consumati segnati dal dolore
Son confortati dalla mano gentile dell'artista.
Perché loro non potevano amarti,
Ma il tuo amore era comunque sincero
E quando nessuna speranza era rimasta
In quella notte stellata
Ti sei tolto la vita come spesso fan gli amanti.
Ma avrei potuto dirti , Vincent,
Che questo mondo non è mai stato adatto
Ad uno spirito bello come il tuo.
Notte, notte stellata,
Ritratti appesi nelle sale vuote,
Teste senza cornice su pareti senza nome,
Con occhi che guardano il mondo e non posson dimenticare
Come gli sconosciuti che hai incontrato,
Gli uomini laceri in abiti di stracci,
La spina d’argento della rosa di sangue
Giace schiacciata e rotta sulla neve intatta.
Ora credo di sapere quel che hai cercato di dirmi
E come hai lottato per il tuo senno
E come hai tentato di dar loro la libertà.
Ma loro non volevano ascoltare, non ascoltano ancora,
Forse non lo faranno mai…
Qui potete, volendo, ascoltare la canzone mentre leggete, in un'esecuzione dal vivo del 1982 ripresa dal sito ufficiale dell'autore.
Gilgamesh
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