Gilgamesh - Sha Nagba Imuru
sabato, giugno 16, 2007
Virus
Ho iniziato come programmatore Fortran (realizzavo "applicazioni scientifiche e gestionali") che ancora facevo l'Università, e trafficavo con affari che precorrevano i moderni PC (le "schede a microprocessore") da quando frequentavo il liceo (scientifico) - già nel 1979.
Sono poi passato attraverso varie fasi, ma non ho mai cessato di essere, fondamentalmente, uno "smanettone", quelli che nei paesi anglofoni vengono chiamati "hacker", termine che da noi (ma anche altrove, purtroppo) è passato impropriamente ad indicare i criminali informatici o viene nel migliore dei casi confuso con la pirateria, attività con la quale non c'entra - per dirla educatamente - una benemerita mazza.
Il mio "resume", più o meno completo, in inglese l'ho di recente mandato, su segnalazione di Enrica, per la partecipazione all'Hack Day che si tiene oggi e domani a Londra: son riuscito a concentrare i punti salienti di cinque lustri di (più o meno) onorata carriera in una sola paginetta, che a quanto pare è risultata convincente, visto che sono stato inserito tra i cinquecento fortunati da tutta Europa che hanno visto confermata la loro partecipazione (ahimè, non potrò esserci, ed è un peccato visto che sarei potuto andarci pressoché gratis: ho oltre 35.000 miglia Alitalia da sfruttare, prima che la nostra ex-compagnia di bandiera vada gambe all'aria, e ne sarebbero bastate 25.000, ed ho un'amica che abita a South Wimbledon e m'avrebbe potuto ospitare senza problemi per una notte).
Questa doppia premessa per raccontarvi che sono invece andato al Microsoft Security Day 2007, che s'è tenuto a Roma presso l'Auditorium del Massimo lo scorso 12 giugno, dato che il mio attuale lavoro è essenzialmente quello di "network security engineer" o "analista di sicurezza" secondo la definizione nostrana, e volenti o nolenti con le soluzioni del colosso di Redmond tocca comunque fare i conti, pur non amandole particolarmente, e tenersi aggiornati.
Tralascio i dettagli tecnici, racconto solo questo particolare episodio della giornata: la signora Lori Woehler, responsabile della Security Technology Unit di Microsoft, ha tenuto un interessante intervento (in inglese, per chi ne avesse necessità era disponibile la traduzione simultanea in cuffia wireless) durante il quale ha presentato, tra le altre cose, il nuovo Forefront 2008 (nome in codice "Stirling"). La sessione, riservata agli IT e security manager, si è tenuta in una piccola sala con aria condizionata (a mille).
Alla fine dell'intervento ci è stato comunicato che la signora rientrava quasi subito in albergo in quanto affetta da una fastidiosa bronchite.
Ora, io sono anche disposto a credere che Microsoft dal 2003 ad oggi abbia scoperto l'importanza della sicurezza non solo a parole e abbia approntato delle soluzioni per difendere i suoi utenti da minacce come trojan, spyware e virus - ormai indicati con la generica definizione di malware - che per qualche motivo paiono prediligere le piattaforme desktop e server dell'azienda fondata (col nome di micro-soft, poi è scomparso il trattino) da Bill Gates e Paul Allen.
Però, dover stare a casa anzichè andare a Londra all'Hack Day perché, insieme penso a diversi altri fra gli astanti, risulto contagiato da una bronchite virale, virus trasmessomi con tutta probabilità grazie all'impianto d'aria condizionata direttamente dalla responsabile sicurezza di Microsoft, mi fa discretamente girare gli zebedei.
Se fossimo negli Stati Uniti, con la loro legislazione così severa a proposito di "liability", ci sarebbe materia per una class action.
Che ne pensa, avvocato?
P.S.: Nel caso servisse, ho tutto documentato: attestato di partecipazione, registrazione audio dell'annuncio della defezione della Woehler causa bronchite, testimonianze di altri partecipanti, certificato medico.
Gilgamesh
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lunedì, giugno 11, 2007
Non così alto
Il rimorso per i peccati commessi e il rimpianto per quelli non commessi, e per tutte le cose che sarebbero potute essere e non sono state, accidenti a loro :)
Quel che sappiamo conta davvero poco non di fronte a quel che ignoriamo, che è comunque tanto, ma davanti all'inconoscibile: quel che non sappiamo e non potremo mai sapere, nemmeno se vivessimo per eoni.
"Quando Arjuna mi chiese cos'era una battaglia di fronte all'eternità, gli risposi che l'eternità è fatta di istanti tutti uguali, e potersi sentire vivi è quel che fa la differenza tra essere e limitarsi ad esistere".
Come disse un caro amico prematuramente scomparso in una sera d'estate mentre passeggiavamo in Via Veneto, dove oggi c'è l'Hard Rock Cafè - solo vivere, solo amare conta; non l'aver amato, non l'aver vissuto.
De cuando en cuando y a lo lejos
hay que darse un baño de tumba.
Sin duda todo está muy bien
y todo está muy mal, sin duda.
Van y vienen los pasajeros,
crecen los niños y las calles,
por fin compramos la guitarra
que lloraba sola en la tienda.
Todo está bien, todo está mal.
Las copas se llenan y vuelven
naturalmente a estar vacías
y a veces en la madrugada,
se mueren misteriosamente.
Las copas y los que bebieron.
Hemos crecido tanto que ahora
no saludamos al vecino
y tantas mujeres nos aman
que no sabemos cómo hacerlo.
Qué ropas hermosas llevamos!
Y qué importantes opiniones!
Conocí a un hombre amarillo
que se creía anaranjado
y a un negro vestido de rubio.
Se ven y se ven tantas cosas.
Vi festejados los ladrones
por caballeros impecables
y esto se pasaba en inglés.
Y vi a los honrados, hambrientos,
buscando pan en la basura.
Yo sé que no me cree nadie.
Pero lo he visto con mis ojos.
Hay que darse un baño de tumba
y desde la tierra cerrada
mirar hacia arriba el orgullo.
Entonces se aprende a medir.
Se aprende a hablar, se aprende a ser.
Tal vez no seremos tan locos,
tal vez no seremos tan cuerdos.
Aprenderemos a morir.
A ser barro, a no tener ojos.
A ser apellido olvidado.
Hay unos poetas tan grandes
que no caben en una puerta
y unos negociantes veloces
que no recuerdan la pobreza.
Hay mujeres que no entrarán
por el ojo de una cebolla
y hay tantas cosas, tantas cosas,
y así son, y así no seran.
Si quieren no me crean nada.
Sólo quise enseñarles algo.
Yo soy profesor de la vida,
vago estudiante de la muerte
y si lo que sé no les sirve
no he dicho nada, sino todo.
NON COSÌ ALTO
Di tanto in tanto e a distanza
occorre fare un bagno di tomba.
Indubbiamente tutto va benissimo
e tutto va malissimo. Indubbiamente.
Vanno e vengono i viandanti
crescono i bimbi e le strade,
abbiam comprato alfine
la chitarra che sola piangeva nel negozio.
Tutto va bene, tutto va male.
Le coppe si empiono e tornano
naturalmente a essere vuote
e talvolta nel mattino
muoiono misteriosamente.
Le coppe e quelli che bevvero.
Siam cresciuti tanto
che ora non salutiamo il vicino
e tante donne ci amano
che non sappiamo come fare.
Che bei vestiti portiamo!
E che opinioni importanti!
Ho conosciuto un uomo giallo
che si credeva arancione
e un negro vestito da biondo.
Si vedono, si vedon tante cose.
Ho visto festeggiati i ladri
da impeccabili signori;
questo accadeva in inglese.
E ho visto onesti, affamati,
cercare il pane nei rifiuti.
So che non mi crede nessuno,
ma l'ho visto con i miei occhi.
Occorre fare un bagno di tomba
e dalla terra chiusa
guardare in alto l'orgoglio.
Allora si impara a misurare.
S'impara a parlare, si impara a vivere.
Forse non saremo così pazzi.
Forse non saremo così saggi.
Impareremo a morire.
A esser fango, a non avere occhi
a esser cognome dimenticato.
Vi sono poeti così grandi
che non passano da una porta
e negozianti veloci
che non ricordano la povertà.
Vi son donne che non passeranno
per l'occhio di una cipolla
e vi son tante cose, tante cose,
e così sono e così non saranno.
Se volete non credetemi nulla.
Solo ho voluto insegnarvi qualcosa
son professore della vita,
vago studente della morte
e se ciò che so non vi serve
non ho detto nulla, ma tutto.
Pablo Neruda (Ricardo "Neftali" Reyes)
Traduzione di Salvatore Quasimodo
Dedicata a chi sa cosa voglia dire vivere circondati da immortali :)
Gilgamesh
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domenica, giugno 10, 2007
Fenomeni e storie
Ho parlato di Lulu già nel 2004, in un post che si trova facilmente qui in archivio, quando ancora Lulu Italia non esisteva; il signor Bob Young invece l'ho "conosciuto" personalmente un po' prima che tirasse fuori dal cilindro (rosso, I presume) l'idea (che reputo ottima) di Lulu, ad un convegno, insieme a tale Gabriel Szulik (in quell'occasione, se non ricordo male, annunciarono che RH usciva dal settore delle distribuzioni Linux per desktop per concentrarsi sul più redditizio mercato server, lasciando comunque una notevole eredità, la Fedora Core).
Fatta questa premessa, mi limito a fare due annotazioni: non esiste nessun Web 2.0, se non come (abbastanza fantasiosa) definizione; il carattere sociale nella Rete c'è sempre stato, fin dai primordi, man mano che il numero di server è aumentato (quando ho cominciato ad usare Mosaic era il 1990 ed erano poche centinaia) sono solo cambiati gli attori (e quindi il tipo di comunità) e la proporzione tra contenuti informativi e "gassosa": prima c'erano i militari (sono una comunità pure loro), poi gli accademici (molto più bellicosi e temibili dei militari, in alcuni casi) e pian piano anche gli studenti, poi le aziende (e per un po' è sembrato che potesse diventare un qualcosa di prevalentemente commerciale, ricordate la New Economy?) e infine i giornalisti, i musicisti e la "gente comune" (buoni ultimi gli editori, salvo rare eccezioni).
Fin dall'inizio è stato chiaro a chiunque avesse un po' di discernimento che il punto non era tanto il contenitore ma la produzione di contenuti: già a metà degli anni '90 il fenomeno delle "home page personali" era abbastanza rilevante, i Forum hanno pian piano sostituito i vecchi newsgroup di Usenet, i motori (e i metamotori) di ricerca hanno iniziato ad indicizzare un numero di pagine sempre crescente e ad assolvere a quella funzione organica che agli albori dell'Internet (che NON è il web) veniva assolta dai gopher.
La seconda annotazione è che personalmente dei diritti d'autore non mi sono mai preoccupato: ricordo tempi e luoghi in cui chi inventava o raccontava storie lo faceva essenzialmente per il proprio e l'altrui piacere e non per ottenerne una qualunque remunerazione, salvo forse l'effimera fama che sempre circonda un buon novelliere.
Se coloro che chiamate Omero si fossero preoccupati dei diritti d'autore, le opere che oggi conosciamo come Iliade e Odissea non sarebbero arrivate fino a noi, e lo stesso forse si può dire di quella collezione di racconti (anche moralmente discutibili) e miti ebraici che in Occidente è chiamata Bibbia o Antico Testamento.
Gilgamesh
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