Gilgamesh - Sha Nagba Imuru

Poteri magici e taumaturgici dei pensieri e delle parole.

domenica, luglio 29, 2007

Intimations 


Ode -  Intimations of Immortality from Recollections of Early Childhood

William Wordsworth (1770-1850)

There was a time when meadow, grove, and stream,  
    The earth, and every common sight,  
            To me did seem  
    Apparell'd in celestial light,  
The glory and the freshness of a dream.          5
It is not now as it hath been of yore;—  
        Turn wheresoe'er I may,  
            By night or day,  
The things which I have seen I now can see no more.  
 
        The rainbow comes and goes,   10
        And lovely is the rose;  
        The moon doth with delight  
    Look round her when the heavens are bare;  
        Waters on a starry night  
        Are beautiful and fair;   15
    The sunshine is a glorious birth;  
    But yet I know, where'er I go,  
That there hath pass'd away a glory from the earth.  
 
(...)  
Our birth is but a sleep and a forgetting:  
The Soul that rises with us, our life's Star,   60
        Hath had elsewhere its setting,  
          And cometh from afar:  
        Not in entire forgetfulness,  
        And not in utter nakedness,  
But trailing clouds of glory do we come   65
        From God, who is our home:  
Heaven lies about us in our infancy!  
Shades of the prison-house begin to close  
        Upon the growing Boy,  
But he beholds the light, and whence it flows,   70
        He sees it in his joy;  
The Youth, who daily farther from the east  
    Must travel, still is Nature's priest,  
      And by the vision splendid  
      Is on his way attended;   75
At length the Man perceives it die away,  
And fade into the light of common day.  
 
(...)  
 
Behold the Child among his new-born blisses,  
A six years' darling of a pigmy size!  
See, where 'mid work of his own hand he lies,  
Fretted by sallies of his mother's kisses,  
With light upon him from his father's eyes!   90
See, at his feet, some little plan or chart,  
Some fragment from his dream of human life,  
Shaped by himself with newly-learnèd art;  
    A wedding or a festival,  
    A mourning or a funeral;   95
        And this hath now his heart,  
    And unto this he frames his song:  
        Then will he fit his tongue  
To dialogues of business, love, or strife;  
        But it will not be long  100
        Ere this be thrown aside,  
        And with new joy and pride  
The little actor cons another part;  
Filling from time to time his 'humorous stage'  
With all the Persons, down to palsied Age,  105
That Life brings with her in her equipage;  
        As if his whole vocation  
        Were endless imitation.  


 

Ci fu un tempo nel quale prati, boschi e ruscelli,  
    La terra ed ogni paesaggio comune,  
            A me sembrarono  
    Avvolti dalla luce celeste,  
La gloria e la freschezza d'un sogno.          5
Or non è più come stato allora; -  
        Per quanto mi possa voltare da ogni parte,  
            Di notte o di giorno,  
Le cose che ho visto non posso ora vederle più.  
 
        L'arcobaleno viene e va,   10
        E splendida è la rosa;  
        La luna deliziata
 
   Si guarda intorno quando il cielo è sgombro;  
        Le acque in una notte stellata  
        son belle e piacevoli;   15
    Lo splendore del sole è una nascita gloriosa;  
    Ma tuttavia io so, dovunque vada,  
Che là una gloria se n'é andata per sempre dalla terra.  

(...)
 
La nostra nascita non è che un sonno e un dimenticarsi:  
L'anima che sorge con noi, stella della nostra vita,   60
        Ha avuto altrove le sue impostazioni,  
          E viene da lontano:  
        Non in completa dimenticanza,  
        E non nella nudità assoluta,  
Ma trascinando nubi di gloria noi veniamo   65
        Da dio, che è la nostra casa:  
Il paradiso è intorno a noi nella nostra infanzia!  
Ombre della prigione-casa cominciano a chiudersi  
        attorno al ragazzo che cresce,  
Ma egli percepisce la luce e là dove fluisce,   70
        La vede nella sua gioia;  
La giovinezza, che ogni giorno più lontano dall'est  
    Deve viaggiare, ancora è il sacerdote della natura,  
      E da una splendida visione
 
      È sulla sua strada accompagnata;   75
Alla fine l'Uomo la sente svanire
 
E sbiadir nella luce di ogni giorno.  
 
(...)  
 
Osserva il bambino fra le sue gioie neonate,  
Un tesoro di sei anni di minuscola taglia!  
Guarda, dove siede in mezzo alle sue creazioni,  
Consumato dai baci impetuosi di sua madre,  
Su di lui la luce degli occhi di suo padre!   90
Guarda, ai suoi piedi, qualche piccolo piano o schema,  
Un qualche frammento dal suo sogno di vita umana,  
Sagomato da lui stesso con arte appena imparata;  
    Un matrimonio o un festival,  
    Un dolore o un funerale;   95
        E questo ora ha il suo cuore,  
    E su questo modella la sua canzone:  
        Quindi adatterà la sua lingua  
A dialoghi d'affari, d'amore, o disputa;  
        Ma non passerà molto
 100
        Che anche questo sarà gettato da parte,  
        E con nuova gioia ed orgoglio  
Il piccolo attore recita un'altra parte;  
Riempiendo di volta in volta la sua “fase divertente„  
Con tutte le Persone, giù fino all'età debilitata,  105
Che la vita porta con sé nel suo bagaglio;  
        Come se la sua intatta vocazione
 
        Fosse l'infinita imitazione.  


L'ode intera era troppo lunga, da tradurre e pubblicare, quindi quelle che vi propongo sono le prime due stanze più la quinta e la settima, secondo me le più belle, soprattutto nel ritrarre la meraviglia che sempre si prova nell'osservare un bimbo che gioca, ed esprimono al meglio quel che si discuteva più sotto, circa la natura dell'anima ed il suo continuo rinnovarsi.

Ci si rilegge a settembre, ché domani si parte per la Sardegna :)

Gilgamesh

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mercoledì, luglio 25, 2007

Non due 


Effe scrive sui "nove segni della dissolvenza di un'anima visibile".

L'anima visibile è un concetto ripreso da una famosa frase di Jean Cocteau (cito a memoria e traduco a braccio "amo i gatti perché mi piace la mia casa; e poco a poco essi ne divengono l'anima visibile")

Mi sento di rassicurarlo, e con lui tutti voi: l'anima, come comunemente intesa, non esiste e quindi non può dissolversi.

E pure l'identità, alla quale siamo tanto attaccati, la memoria che tanto ci pare importante, non sono che quisquilie, un eccesso del senso di importanza personale.

Non a caso chi viene colpito da amnesia ricorda perfettamente chi sia il presidente della Repubblica o chi abbia vinto il campionato ma non il proprio nome e indirizzo, o riconosce magari la foto di una famosa attrice ma non la propria moglie o addirittura la propria madre.

Perché la patina che costituisce una cosa che crediamo fondamentale come l'identità, il "sé", è in realtà tanto sottile e labile da scomparire per prima? Ma perché essa è, sostanzialmente, un'illusione e un inganno, una sovrastruttura che ottunde la nostra vera mente.

Io so di non esser "io", so di esser molti e di esser stato ancor di più: in me raccolgo memorie di generazioni, fin dall'inizio della civiltà e ancora più indietro, e "so" di essere tutt'uno con queste moltitudini.

Quando ho affrontato tutto questo per la prima volta, il peso della consapevolezza - lo squarciarsi del velo dell'illusione - è stato tale che ho creduto d'impazzire (ero appena maggiorenne) e chissà forse è successo davvero, per un po'.

Ma anche la sanità mentale è un qualcosa di decisamente sopravvalutato; la storia, le storie, potrebbero raccontarci che i folli ne hanno determinato il corso, nel "bene" e nel "male", qualunque significato si voglia dare a questi termini, più spesso e in maniera più determinante di quanto abbian mai fatto i savi.


Petarda, nei commenti dello stesso post, sembra dispiacersi d'apprendere che l'anima non esiste, il che m'induce a tentare di precisare meglio.

Non è una cosa che si possa spiegare in parole - soprattutto per iscritto - ma il corpo, la mente e l'anima sono un tutt'uno.

Nelle pratiche nei chia si insiste molto su un concetto prettamente taoista, che è l'alchimia interna, la trasformazione del qi, che non è il respiro, come talvolta improvvisati istruttori e sedicenti maestri spiegano con molta approssimazione ai principianti, ma l'energia che si produce anche grazie al respiro e che con la respirazione appropriata si può accrescere.

Gli scolastici medievali s'interrogavano su quale fosse la sede dell'anima, e così alcuni anacoreti, e gli asceti che inseguivano l'estasi mistica mortificando il corpo, ritenuto impuro e materiale, digiunando fino rendersi quasi trasparenti nella convinzione di liberare lo spirito da una sorta di prigione.

È una corrente di pensiero duale, e come tutte le dualità conduce all'errore. Non esiste mistificazione logica più grande che affermare possano esistere circostanze in cui tertium non datur.

La contrapposizione tra corpo e anima - tra energia e materia - tra conscio e inconscio - è artificiale e artificiosa, e in definitiva un inganno. Non esiste una soglia, ma una continua trasformazione, un fluire da uno stato all'altro, e talvolta un permanere in quelli intermedi.

L'anima non ha una sede, la mente non è il cervello, la nostra coscienza può estendersi ed espandersi molto oltre le pareti della nostra scatola cranica, e senza l'ausilio dei sensi ma nonostante essi.

Questo è il massimo che si possa cercare di esprimere con la parola scritta, e non è che una pallida approssimazione, inelegante e goffa.

Sakyamuni riuscì, si dice, a trasmettere la consapevolezza di quel che cerco di descrivere semplicemente con uno sguardo e un sorriso...

Gilgamesh

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sabato, luglio 07, 2007

Sette Sette Sette 


Oggi è un giorno speciale.

Data l'importanza attribuita al 7 come numero portafortuna nei paesi anglossassoni, e il fatto che cade opportunamente di sabato, per oggi sono fissati un sacco di matrimoni.

In più, questa è la data scelta per il Live Earth, partito circa due ore fa, che durerà l'intera giornata di oggi e si terrà a New York e in altre sette città del mondo (per maggiori informazioni leggete questo post).

Secondo la numerologia, al 7 è associato il significato simbolico di "vittoria" (e non a caso, il settimo degli arcani maggiori dei tarocchi, il carro, simboleggia appunto il trionfo).

Secondo la gematria (si pronuncia con la G dura - come Gilgamesh - disciplina cabalistica della quale ho scrittto tempo fa, citando la possibile origine del famigerato "numero della bestia" in un post ripreso da LiberoBlog) il 7 è il numero della spiritualità, della sapienza e del successo (il che è ribadito sia nel caso sia il "numero del nome", sia il "numero di nascita").

Incidentalmente, oggi è anche il genetliaco di una cara amica, alla quale va un mare di auguri da me, Mistràl ed Emma (che anche ieri vedendo un erinaceo su uno dei suoi libretti ha detto "queto è un liccio, coe zia Liccio")

Per quanto mi riguarda da vicino, è l'occasione giusta per una magnifica giornata alle Terme con la famigliola, per cui vi saluto, auguro buon fine settimana e vado a mettermi a mollo :)

Gilgamesh

Inviato da gilgamesh alle 10:51 | commenti (8) | permalink

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