Gilgamesh - Sha Nagba Imuru

Poteri magici e taumaturgici dei pensieri e delle parole.

martedì, giugno 10, 2008

Notizie dalla Birmania 


L'invito alla solidarietà diretta lanciato ala fine del mese scorso è stato raccolto (e rilanciato, un grazie speciale oltre ai già menzionati nei post precedenti , va a Brodo Primordiale e a Zu ) in una maniera che è andata al di là delle aspettative.

Hanno aderito tramite questo blog, ad oggi, 24 persone che provvederò a ringraziare personalmente via mail una per una, per un importo complessivo di 622 € (ci sarebbe da togliere un 3,75% di commissione che PayPal prende sulle donazioni, che ho provveduto a reintegrare io in aggiunta al mio contributo personale).

L'importo totale che manderemo a Su (incluso quanto raccolto sul Forum e personalmente da Gaia tramite parenti, amici e conoscenti) è quindi di oltre 1400 €, che come lei mi ha scritto non sono una grande cifra per noi ma per loro sono un importo enorme, superiore alla capacità di risparmio annua di una famiglia relativamente agiata in quel paese.

Gaia ha già effettuato la settimana scorsa un bonifico internazionale di prova che è regolarmente arrivato a Singapore, e proprio oggi è stato ricevuto da Su, che le ha scritto:



Non so davvero come esprimere quel che sento al riguardo. Posso solo dire che sono convinto che questo gesto possa portare a chi l'ha compiuto - e quindi a tutti voi che tramite questo spazio avete voluto trasmettere concretamente la vostra solidarietà personale a una giovane donna coraggiosa e alla sua famiglia, che rappresenta in qualche modo un intero popolo ingiustamente oppresso - un buon Karma e un sorriso interiore.

Grazie a tutte e a tutti, dal profondo del cuore

Gilgamesh

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sabato, maggio 31, 2008

Myanmar, un paese dimenticato 


Ringrazio, come ho già fatto nei commenti del post sotto, tutti coloro che hanno partecipato e stanno partecipando all'azione di solidarietà diretta per i sopravvissuti al ciclone Nargis che ha colpito la Birmania (oggi ufficialmente Myanmar) lo scorso 3 maggio.

Ringrazio anche per gli attestati di stima, in particolare la cara amica Nike Hill, ma vorrei sottolineare che io non ho alcun merito, se non quello di aver provato a dare un po' di risonanza all'appello di Gaia.

Le lascio ora la parola, dato che il suo racconto m'è sembrato meritevole di uno spazio meno angusto di quello dei commenti.



Vorrei poter trovare io ora le parole per raccontarvi quello che i miei occhi hanno visto in Myanmar (ex Birmania, ex Burma). Sicuramente il mio sguardo non era il classico “sguardo del turista” (vedi J. Urry), sebbene fossi pienamente consapevole che proprio il mio sguardo era stato accuratamente programmato dagli organizzatori del viaggio perché fosse direzionato unicamente verso le bellezze artistiche. Ma per quanto si possa tentare di nascondere la realtà, basta spostare il punto di osservazione non tanto sullo splendore dorato della Shwedagon Shwedagon , quanto sui volti e sui gesti delle persone che popolano il suo intorno e il gioco dei mimi è infranto.

Conoscevo la storia di quel paese a mozzichi e bocconi, ma mai avrei immaginato di viverla addosso attraverso gli sguardi di quel popolo. E tengo innanzi tutto a sottolineare una cosa che per me vale più di mille parole spese: nonostante l’assenza del rispetto dei diritti umani, la tirannia di un governo sordo alle necessità sociali, quel popolo ha uno sguardo fiero. Mi son sorpresa nel vedere che difficilmente il loro sguardo sostiene il tuo: all’inizio c’è “timidezza”, diffidenza, paura, perché tu sei l’estraneo, colui che porta novità in un paese dove il regime fa di tutto per evitare contatti con l’estero. Ma se il tuo sguardo va oltre e tende la mano, allora tutto cambia: nei loro occhi vedi tutto un mondo; vedi la voglia di cambiamento e la paura nel richiederlo; vedi nonostante tutto serenità e apertura; vedi sorrisi e dignità….

Mi son trovata catapultata in quella realtà, senza neanche sapere esattamente cosa aspettarmi.
Mi son trovata costretta a dover condividere le mie giornate con una guida impostami dal regime e, nonostante l’imposizione, in lei ho trovato un’amica.
Il mio primo impatto con quella realtà è stato scelto, ma non dichiarato in sede di programmazione del viaggio: avevo chiesto a varie amiche di darmi giocattoli e vestiti dismessi dai loro figli e son partita con una valigia in più.

Il giorno seguente al mio arrivo nella capitale (ex Rangoon, oggi Yangon, ma per poco) e dopo lo stordimento delle chiacchiere varie con la guida (che d’ora in poi chiamerò solo Su), sparo la mia richiesta: “Portami all’orfanotrofio”. Lei mi guarda di traverso e non capisce cosa voglia… vedo una luce strana nei suoi occhi e, sebbene ancora non ne capisca la ragione, faccio di tutto per tranquillizzarla: “Su, ho portato con me dei giochi e dei vestiti che vorrei donare ai bambini”. Il suo viso cambia completamente espressione: avevo di fronte una persona diversa da ieri. Forse era iniziato in quel momento uno scambio diverso, forse proprio allora lei ha smesso di fare la guida e ha iniziato ad essere solo Su.

Piccola premessa: all’aeroporto, quando ci ha accolto, si è presentata con un nome italiano.. dopo soli 5 minuti le ho chiesto il suo vero nome e dal quel momento le ho detto che l’avrei chiamata con quello… forse anche lì ho gettato un primo seme, chissà…

L’orfanotrofio: si apre un cancello che ci consente l’accesso a un piazzale fangoso sul quale insiste una sorta di casa, a un piano solo. Dietro alle zanzariere scorgo i visi dei bambini: erano sguardi di paura.

E continuavo a non capire…

Scendiamo dall’auto, ci viene incontro un signore che chiede a Su il motivo della nostra visita. Ricevuta la risposta, vedo che rientra nella casa e fa uscire i bambini, i quali ancora non hanno abbandonato quello stesso sguardo. Si avvicinano, rimanendo a debita distanza, attendendo che io mi facessi aprire il cofano dell’auto per prelevare la valigia. La apro e inizio piano piano a tirare fuori qualcosa, cercando di darla ai bimbi che avevo più prossimi: le loro mani hanno fatto resistenza ad allungarsi verso di me; poi lentamente hanno iniziato ad avvicinarsi, fino a scavalcarmi completamente e attingere direttamente dalla valigia.

Solo dopo, quando son risalita in auto per andare via, ho capito la ragione sia del turbamento di Su che della diffidenza dei bambini: io e mio marito eravamo una coppia di “bianchi”. E detto così non dice nulla, ma ecco svelato l’arcano: nel voler adottare un bambino qualsiasi, qui in Italia e nei paesi europei, si deve necessariamente passare attraverso una serie di step fatti di assistenti sociali e di enti internazionali di adozione. Negli U.S.A. e in Israele non funziona così: loro si presentano, prendono un bambino e con i documenti già pronti (chissà come..) se lo riportano a casa loro. Non chiedetemi il perché, ma è così; e i bimbi pensavano che quel giorno uno di loro se ne sarebbe dovuto andare via.

E questo è stato solo l’inizio di un viaggio..
Durante le nostra permanenza lì, Su ha abbandonato quasi del tutto la sua veste di guida e ci ha messo a parte di tutto ciò che era oltre al visibile. La padronanza della lingua italiana, sconosciuta al 99% della popolazione, le ha consentito di potersi sbilanciare senza la paura di venir ascoltata da orecchie indiscrete, perché, vedete, lì funziona così:

il regime ha talmente terrorizzato la gente, che tutti hanno ormai insita la sfiducia nel vicino, sia esso di casa, sia esso parente. Tutti sono potenziali spie.

C’è il divieto assoluto di aggregarsi, sia in luoghi pubblici, che in luoghi privati. Il governo teme l’aggregazione ai fini della rivolta.. Se vuoi organizzare una festa, sia essa per un matrimonio o per un qualsiasi evento a carattere ludico, sei obbligato a comunicarlo agli enti preposti per il controllo e attenderne la risposta positiva. E durante l’evento si “calibrano” le parole, evitando accuratamente ogni disquisizione di carattere politico/sociale.Le spie sono ovunque, incentivate da razioni extra di cibo o di benefit. E il Myanmar conserva ancora la pena capitale per quello che viene definito “alto tradimento”.
L’energia elettrica (a disposizione prevalentemente negli agglomerati “urbani”) spesso e volentieri viene interrotta durante la giornata e questo ostacola l’acquisto ( per chi se lo può permettere, ossia pochi) di un frigorifero. Non è infatti strano vedere al mercato ciotole di alimenti “macerati” o essiccati.
La telefonia è un altro grande dilemma, come tutti i sistemi di comunicazione.


Televisione: passa solo quella di stato. Non sono consentite le tv satellitari a meno che non si tratti di un governativo.

Internet: esistono solo alcuni Internet Point, prevalentemente nella capitale, e sono ovviamente criptati, ossia non si ha la possibilità di navigare nell’intero spazio web mondiale. Sono filtrati tutti i server e censurati il buon 80% dei siti e tutti i pc collegati in rete hanno delle chiavi di sicurezza e registrazione dati degli utenti. L’unica cosa che evade parzialmente questo controllo sono le email, soprattutto se scritte in italiano.

Telefonia: telefoni pubblici, come le nostre “cabine”, non esistono. Disseminati in angoli reconditi delle due città di maggior accentramento (Yangon e Mandalay – città reale), si vedono mensole sporgere dai fabbricati (per altro in numero ben inferiore alle 100 unità) sulle quali è appoggiato un telefono anteguerra… GRATUITO. Sì, completamente gratuito, ma solo per chiamare numeri all’interno dello stesso distretto telefonico; ossia: da Yangon non puoi chiamare qualcuno che sta a Mandalay… dopo ne capirete la ragione.


Per effettuare queste chiamate extraurbane devi avvalerti del cellulare…
L’apparecchio in se stesso (nokia, motorola, ecc) non costa molto (anche se il molto/poco lì è relativo): saranno si e no 100$.

Prima di andare avanti su questo argomento, consentitemi di chiarirvi le dovute proporzioni; la moneta locale è il kyat , il cui tasso di scambio si aggira intorno a:

1 Euro = 10.0512 Kyat
1 Kyat = 0.0995 Euro
1 Dollaro USA= 6.4200 Kyat
1 Kyat = 0.1558 Dollari USA

Lo stipendio medio di un’ostetrica birmana (ossia di una figura professionale definita di alto livello) si aggira intorno ai 1200,00€ ANNUALI… un povero cristo è grasso che cola se riesce ad infilarsi in tasca 50,00€ al mese, che fanno all’incirca 600,00€ annuali.

Ripercorrendo l’argomento della telefonia, dicevo che il cellulare in sé stesso non costa molto; quello che costa è la SCHEDA TELEFONICA DI STATO, il cui costo si aggira intorno ai 2000,00€. Sicchè, capite bene da soli, il gioco del governo è molto chiaro: mette a disposizione della popolazione le tecnologie internazionali della telefonia mobile, ma ne limita l’utilizzo ai pochi privilegiati che possono permettersi l’acquisto della scheda telefonica.

Ora, va detto che le Banche lì son poche e tutte statali e la gente non si fida a metterci i propri risparmi, poiché già in passato sono stati arbitrariamente prelevati dal governo per sopperire ad alcune spese improvvise e “impreviste” (è zona ciclonica, non lo dimenticate!). Quindi, immaginatevi una persona comune che è riuscita miracolosamente a racimolare i 2000,00€ necessari per l’acquisto dell’ambita scheda: 20.102,4 Kyat messi tutti dentro una valigia e portati a mano per l’acquisto!!! (ps: il kyat è una moneta cartacea le cui dimensioni son superiori ai nostri 100€).

Il gasolio è razionato. Il trasporto avviene prevalentemente su carri trainati da buoi, e per i pochi che posseggono un’auto (e che non siano governativi) i galloni messi a disposizione dallo stato non sono sufficienti per raggiungere altre città. Per l’approvvigionamento extra esiste il mercato nero, tollerato dal governo solo perché anche esso è controllato

Lo stato delle strade è pessimo: considerate che per percorrere 36 km ci abbiamo messo un’ora e mezza, alla velocità di crociera di 30km /h. Questo significa che sono davvero pochi coloro che possono permettersi di andare da Yangon a Mandalay, o da Mandalay a Bagan… e questo sempre per tenere distanti le menti…

I trasporti pubblici, a meno che nella capitale, sono praticamente inesistenti. Si effettuano agganciandosi letteralmente ai camioncini, affastellandosi gli uni sugli altri, pagando ovviamente l’adeguato prezzo del trasporto al conducente (lo potete vedere chiaramente nella composizione di foto che ho pubblicato su youtube, di cui al termine darò il link).

E ora parliamo delle università: ringraziando il cielo l’istruzione è una cosa garantita dallo stesso governo, sebbene per accedere alle università si debba pagare una cifra non proprio accessibile a tutti. Ma la cosa ormai direi scontata è che gli atenei non risiedono tutti nella stessa città. Sono disseminati e volutamente decentrati nell’intero paese, proprio per continuare ad evitare l’adunanza delle menti che ha in nuce l’organizzazione di una possibile rivolta. Questo, oltre al significato in sé, ovviamente limita di molto la possibilità di scelta di un ateneo rispetto a un altro, poiché se non tutte le famiglie possono permettersi di mandare un figlio all’università, ancora meno possono permettersi di sostentarlo in una città che non sia quella in cui vivono… traetene voi le dovute conseguenze.

Ultima informazione, sebbene oggi sia trapelata anche all’estero: Yangon, oggi capitale del Myanmar, rimarrà tale solo per poco. Essa è attraversata dal più importante fiume del paese, l’Irrawadi, Da diversi anni il governo ha segretamente iniziato a costruire una città satellite nel centro del paese, dentro a una foresta, lontano da spazi aperti e da percorsi navigabili; nell’ultimo anno ha iniziato piano piano a trasferirci tutto l’organico amministrativo e ben presto avverrà la migrazione dei cittadini. Il perché di tutto questo appare molto evidente: lontano da percorsi navigabili e lontano da spazi aperti in modo da poter essere strategicamente meno attaccabile da “nemici” che arrivassero sia per via aerea che per via fluviale. Menti malate…..

Lo so, sono stata prolissa, ma ancora avrei da dire un’infinità di cose, darvi un’infinità di ragioni per le quali mi sono messa in prima linea per portare aiuti a quella popolazione stremata da 20 anni di tirannia. Ci ho messo la mia faccia e il mio cuore in questa vicenda e se non fossi stata certa che avrei potuto trasferire i soldi alla mia amica con SICUREZZA, avrei fatto di tutto per ottenere un visto per la Birmania e sarei andata di persona a consegnarglieli.

Includo la composizione fotografica che ho pubblicato su youtube, che, al di là dei paesaggi, racconta la realtà di quel paese in un momento in cui tutto trascorreva nell’apparente tranquillità:



Ringrazio sin da ora tutti coloro che vorranno donare qualcosa per questa causa.

Ad maiora
Gaia



Aggiungo solo che ringrazio il lettore Spes che, sempre nei commenti del post sotto (ma anche su altri blog, sempre nei commenti) ha segnalato un blog molto interessante che si occupa da tempo della Birmania: 1972.splinder.com a cura di Enzo Reale.

Nonché (in ordine sparso) Squonk, Gaspar, Manteblog, Orientalia4all, Biccio, Jimmi, Chez ASA e tutti coloro che hanno rilanciato e rilancieranno l'appello, aggiungendo spesso anche considerazioni personali e interessanti spunti di discussione, e naturalmente a tutti quanti hanno già dato il loro contributo e stanno continuando a farlo.

Gilgamesh

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mercoledì, maggio 28, 2008

Solidarietà 


Scrivere queste righe mi costa fatica, una cosa insolita per me, che normalmente scrivo di getto e con facilità e spesso pubblico senza rileggere, e vi avviso che non sarò breve, ma ritengo il messaggio molto importante.

Parto con la frase citata da un'amica, da lei attribuita a Mao Zedong:

"Dieci morti in Occidente sono una strage, diecimila morti in Oriente una notizia"

Due settimane fa mi aveva particolarmente colpito e fatto riflettere la lettura di un articolo di JP su Mente Critica, un blog collettivo che si propone di essere un punto di confronto per discussioni civili e costruttive, che seguo e sostengo da quando l'ho conosciuto, in particolare questo passaggio:

" (...) Passati i mesi, la notizia finiva nell’oblio: i blogger toglievano i banner dalle loro colonne; la comunità internazionale tentennava, come al suo solito, senza riuscire ad imporre alcunchè ai generali; il regime si consolidava, preparando il prossimo referendum costituzionale farsa. Ora il Myanmar è un inferno sommerso dalla furia rabbiosa ed implacabile degli elementi. Il ciclone Nargys ha spazzato via interi villaggi di cartapesta, ha reclamato decine di migliaia di vite umane, ha reciso in maniera probabilmente definitiva il rapporto tra il paese ed il resto del mondo, già di per sè molto labile, e l’ha fatto precipitare in una crisi umanitaria gravissima, dagli esiti drammatici ed imprevedibili."

Anche io a suo tempo ho messo quel banner, anch'io l'ho tolto, anche se dopo molti mesi da quel giorno d'ottobre 2007.

In questi casi ci si chiede sempre "cosa si può fare in concreto?".

All'incirca nello stesso periodo, nella sezione a tema libero di un Forum che leggo per motivi ludici, Gaia scriveva:

Tutti voi sono al corrente di quello che è successo in Myanmar (ex Birmania). Sto parlando del ciclone che giorni fa ha devastato la parte centro sud del paese.
I media ci stanno bombardando di cifre sul numero dei presunti morti e dispersi, nonchè dei senzatetto.. cifre che si aggirano intorno agli 80.000 morti e agli stimati 1.000.000 di senzatetto... siamo così abituati a ricevere informazioni comodamente seduti nelle nostre poltrone, circondati da ogni sorta di agio, che spesso queste informazioni ci colpiscono sul primo momento, ma poi scorrono via dalla nostra mente come pioggia su una superficie impermeabile.
Ma non per me.
Io ci sono stata in quel paese: ho visto con i miei occhi le condizioni di vita di un popolo che ancora non aveva subito questa catastrofe e già allora ero indignata e incazzata con il regime!
Il mio cuore e i miei pensieri corrono spesso a quei visi e alle persone che lì ho conosciuto e che lì ho dovuto lasciare, perchè uscire da quell'inferno è praticamente impossibile: per ottenere un visto di un "semplice" viaggio devi aspettare mesi e far recapitare alle autorità una lettera di coloro che ti ospiteranno nel tuo soggiorno (siano alberghi, strutture ricettive o semplici cittadini privati).

Una ragazza è rimasta lì. Il suo nome è Su Hlaing: era la nostra guida, ma ha vissuto con noi per tutto il periodo che siamo stati lì ed è diventata una nostra amica. Aveva l'opportunità di "scappare" da quella realtà: il suo ragazzo aveva trovato un lavoro in Thailandia e lei stava meditando di lasciare tutto per trasferirsi da lui.
Poi arrivò la protesta dei monaci e dopo uno scambio di email lei decise di rimanere lì, con la sua famiglia, con il suo paese.

Birmania/Myanmar 2005

Poi Gaia riporta alcune mail scambiate con Su, che ripubblico integralmente con la sua autorizzazione:



Dopo un paio di giorni:



Dopo circa una settimana:





Sono seguite altre mail, per mettere a punto i dettagli del trasferimento di fondi.

In sintesi, Gaia ha trovato un modo sicuro per far pervenire direttamente a una persona che conosce e di cui si fida, impegnata nel sociale come lei è qua, un aiuto economico, saltando le varie organizzazioni, pur benemerite come la Caritas e l' UNHCR che stanno raccogliendo fondi per aiutare la popolazione birmana, ma che difficilmente potranno riuscire a far arrivare questi aiuti nelle mani giuste.

Mi racconta Gaia che a una sua conoscente che dopo due ore continuava a disquisire sull'opportunità di una "goccia nell'oceano", sempre mantenendo un tono conviviale ma fermo, ha risposto: «e nel frattempo che io e te parliamo, comodamente avvolte in un divano con due tazze di caffè e la sigaretta in bocca... In questo stesso preciso istante ci sono donne come me e te che tengono in braccio il loro bambino e sperano che non muoia di dissenteria perchè l'unica acqua che possono dargli da bere è quella del fiume!»

Nel Forum abbiamo organizzato una colletta tra di noi, che conosciamo Gaia e abbiamo a nostra volta piena fiducia in lei. Io ho già inviato il mio contributo, tramite bonifico e di qui a una settimana circa lei farà il primo invio di denaro tramite il contatto di Su a Singapore.

Ho pensato di estendere quest'appello ai lettori di questo blog, ma idealmente a tutta la Blogosfera italiana. Facendo click sul pulsante qui sotto potete inviare anche un solo Euro, tramite PayPal, in maniera sicura utilizzando una carta di credito, anche ricaricabile o, se lo avete, trasferendo direttamente la somma dal vostro conto PayPal.


Se volete e pensate ne valga la pena, potete linkare questo post o aggregarlo, o comunque spargere la voce il più possibile. Riporterò tra una settimana i risultati, e spero davvero che un'iniziativa come questa, di solidarietà diretta, possa avere successo e dimostrare che non siamo solo capaci di mettere ribbon e banner o indossare una maglietta rossa o un asciugamano, per dimostrare consapevolezza e partecipazione.

Gilgamesh



Inviato da gilgamesh alle 15:02 | commenti (12) | permalink

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giovedì, ottobre 04, 2007

Free Burma! 


Free Burma!

Grazie a Boh per la segnalazione

Inviato da gilgamesh alle 13:06 | commenti (3) | permalink

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