Gilgamesh - Sha Nagba Imuru

Poteri magici e taumaturgici dei pensieri e delle parole.

sabato, maggio 31, 2008

Myanmar, un paese dimenticato 


Ringrazio, come ho già fatto nei commenti del post sotto, tutti coloro che hanno partecipato e stanno partecipando all'azione di solidarietà diretta per i sopravvissuti al ciclone Nargis che ha colpito la Birmania (oggi ufficialmente Myanmar) lo scorso 3 maggio.

Ringrazio anche per gli attestati di stima, in particolare la cara amica Nike Hill, ma vorrei sottolineare che io non ho alcun merito, se non quello di aver provato a dare un po' di risonanza all'appello di Gaia.

Le lascio ora la parola, dato che il suo racconto m'è sembrato meritevole di uno spazio meno angusto di quello dei commenti.



Vorrei poter trovare io ora le parole per raccontarvi quello che i miei occhi hanno visto in Myanmar (ex Birmania, ex Burma). Sicuramente il mio sguardo non era il classico “sguardo del turista” (vedi J. Urry), sebbene fossi pienamente consapevole che proprio il mio sguardo era stato accuratamente programmato dagli organizzatori del viaggio perché fosse direzionato unicamente verso le bellezze artistiche. Ma per quanto si possa tentare di nascondere la realtà, basta spostare il punto di osservazione non tanto sullo splendore dorato della Shwedagon Shwedagon , quanto sui volti e sui gesti delle persone che popolano il suo intorno e il gioco dei mimi è infranto.

Conoscevo la storia di quel paese a mozzichi e bocconi, ma mai avrei immaginato di viverla addosso attraverso gli sguardi di quel popolo. E tengo innanzi tutto a sottolineare una cosa che per me vale più di mille parole spese: nonostante l’assenza del rispetto dei diritti umani, la tirannia di un governo sordo alle necessità sociali, quel popolo ha uno sguardo fiero. Mi son sorpresa nel vedere che difficilmente il loro sguardo sostiene il tuo: all’inizio c’è “timidezza”, diffidenza, paura, perché tu sei l’estraneo, colui che porta novità in un paese dove il regime fa di tutto per evitare contatti con l’estero. Ma se il tuo sguardo va oltre e tende la mano, allora tutto cambia: nei loro occhi vedi tutto un mondo; vedi la voglia di cambiamento e la paura nel richiederlo; vedi nonostante tutto serenità e apertura; vedi sorrisi e dignità….

Mi son trovata catapultata in quella realtà, senza neanche sapere esattamente cosa aspettarmi.
Mi son trovata costretta a dover condividere le mie giornate con una guida impostami dal regime e, nonostante l’imposizione, in lei ho trovato un’amica.
Il mio primo impatto con quella realtà è stato scelto, ma non dichiarato in sede di programmazione del viaggio: avevo chiesto a varie amiche di darmi giocattoli e vestiti dismessi dai loro figli e son partita con una valigia in più.

Il giorno seguente al mio arrivo nella capitale (ex Rangoon, oggi Yangon, ma per poco) e dopo lo stordimento delle chiacchiere varie con la guida (che d’ora in poi chiamerò solo Su), sparo la mia richiesta: “Portami all’orfanotrofio”. Lei mi guarda di traverso e non capisce cosa voglia… vedo una luce strana nei suoi occhi e, sebbene ancora non ne capisca la ragione, faccio di tutto per tranquillizzarla: “Su, ho portato con me dei giochi e dei vestiti che vorrei donare ai bambini”. Il suo viso cambia completamente espressione: avevo di fronte una persona diversa da ieri. Forse era iniziato in quel momento uno scambio diverso, forse proprio allora lei ha smesso di fare la guida e ha iniziato ad essere solo Su.

Piccola premessa: all’aeroporto, quando ci ha accolto, si è presentata con un nome italiano.. dopo soli 5 minuti le ho chiesto il suo vero nome e dal quel momento le ho detto che l’avrei chiamata con quello… forse anche lì ho gettato un primo seme, chissà…

L’orfanotrofio: si apre un cancello che ci consente l’accesso a un piazzale fangoso sul quale insiste una sorta di casa, a un piano solo. Dietro alle zanzariere scorgo i visi dei bambini: erano sguardi di paura.

E continuavo a non capire…

Scendiamo dall’auto, ci viene incontro un signore che chiede a Su il motivo della nostra visita. Ricevuta la risposta, vedo che rientra nella casa e fa uscire i bambini, i quali ancora non hanno abbandonato quello stesso sguardo. Si avvicinano, rimanendo a debita distanza, attendendo che io mi facessi aprire il cofano dell’auto per prelevare la valigia. La apro e inizio piano piano a tirare fuori qualcosa, cercando di darla ai bimbi che avevo più prossimi: le loro mani hanno fatto resistenza ad allungarsi verso di me; poi lentamente hanno iniziato ad avvicinarsi, fino a scavalcarmi completamente e attingere direttamente dalla valigia.

Solo dopo, quando son risalita in auto per andare via, ho capito la ragione sia del turbamento di Su che della diffidenza dei bambini: io e mio marito eravamo una coppia di “bianchi”. E detto così non dice nulla, ma ecco svelato l’arcano: nel voler adottare un bambino qualsiasi, qui in Italia e nei paesi europei, si deve necessariamente passare attraverso una serie di step fatti di assistenti sociali e di enti internazionali di adozione. Negli U.S.A. e in Israele non funziona così: loro si presentano, prendono un bambino e con i documenti già pronti (chissà come..) se lo riportano a casa loro. Non chiedetemi il perché, ma è così; e i bimbi pensavano che quel giorno uno di loro se ne sarebbe dovuto andare via.

E questo è stato solo l’inizio di un viaggio..
Durante le nostra permanenza lì, Su ha abbandonato quasi del tutto la sua veste di guida e ci ha messo a parte di tutto ciò che era oltre al visibile. La padronanza della lingua italiana, sconosciuta al 99% della popolazione, le ha consentito di potersi sbilanciare senza la paura di venir ascoltata da orecchie indiscrete, perché, vedete, lì funziona così:

il regime ha talmente terrorizzato la gente, che tutti hanno ormai insita la sfiducia nel vicino, sia esso di casa, sia esso parente. Tutti sono potenziali spie.

C’è il divieto assoluto di aggregarsi, sia in luoghi pubblici, che in luoghi privati. Il governo teme l’aggregazione ai fini della rivolta.. Se vuoi organizzare una festa, sia essa per un matrimonio o per un qualsiasi evento a carattere ludico, sei obbligato a comunicarlo agli enti preposti per il controllo e attenderne la risposta positiva. E durante l’evento si “calibrano” le parole, evitando accuratamente ogni disquisizione di carattere politico/sociale.Le spie sono ovunque, incentivate da razioni extra di cibo o di benefit. E il Myanmar conserva ancora la pena capitale per quello che viene definito “alto tradimento”.
L’energia elettrica (a disposizione prevalentemente negli agglomerati “urbani”) spesso e volentieri viene interrotta durante la giornata e questo ostacola l’acquisto ( per chi se lo può permettere, ossia pochi) di un frigorifero. Non è infatti strano vedere al mercato ciotole di alimenti “macerati” o essiccati.
La telefonia è un altro grande dilemma, come tutti i sistemi di comunicazione.


Televisione: passa solo quella di stato. Non sono consentite le tv satellitari a meno che non si tratti di un governativo.

Internet: esistono solo alcuni Internet Point, prevalentemente nella capitale, e sono ovviamente criptati, ossia non si ha la possibilità di navigare nell’intero spazio web mondiale. Sono filtrati tutti i server e censurati il buon 80% dei siti e tutti i pc collegati in rete hanno delle chiavi di sicurezza e registrazione dati degli utenti. L’unica cosa che evade parzialmente questo controllo sono le email, soprattutto se scritte in italiano.

Telefonia: telefoni pubblici, come le nostre “cabine”, non esistono. Disseminati in angoli reconditi delle due città di maggior accentramento (Yangon e Mandalay – città reale), si vedono mensole sporgere dai fabbricati (per altro in numero ben inferiore alle 100 unità) sulle quali è appoggiato un telefono anteguerra… GRATUITO. Sì, completamente gratuito, ma solo per chiamare numeri all’interno dello stesso distretto telefonico; ossia: da Yangon non puoi chiamare qualcuno che sta a Mandalay… dopo ne capirete la ragione.


Per effettuare queste chiamate extraurbane devi avvalerti del cellulare…
L’apparecchio in se stesso (nokia, motorola, ecc) non costa molto (anche se il molto/poco lì è relativo): saranno si e no 100$.

Prima di andare avanti su questo argomento, consentitemi di chiarirvi le dovute proporzioni; la moneta locale è il kyat , il cui tasso di scambio si aggira intorno a:

1 Euro = 10.0512 Kyat
1 Kyat = 0.0995 Euro
1 Dollaro USA= 6.4200 Kyat
1 Kyat = 0.1558 Dollari USA

Lo stipendio medio di un’ostetrica birmana (ossia di una figura professionale definita di alto livello) si aggira intorno ai 1200,00€ ANNUALI… un povero cristo è grasso che cola se riesce ad infilarsi in tasca 50,00€ al mese, che fanno all’incirca 600,00€ annuali.

Ripercorrendo l’argomento della telefonia, dicevo che il cellulare in sé stesso non costa molto; quello che costa è la SCHEDA TELEFONICA DI STATO, il cui costo si aggira intorno ai 2000,00€. Sicchè, capite bene da soli, il gioco del governo è molto chiaro: mette a disposizione della popolazione le tecnologie internazionali della telefonia mobile, ma ne limita l’utilizzo ai pochi privilegiati che possono permettersi l’acquisto della scheda telefonica.

Ora, va detto che le Banche lì son poche e tutte statali e la gente non si fida a metterci i propri risparmi, poiché già in passato sono stati arbitrariamente prelevati dal governo per sopperire ad alcune spese improvvise e “impreviste” (è zona ciclonica, non lo dimenticate!). Quindi, immaginatevi una persona comune che è riuscita miracolosamente a racimolare i 2000,00€ necessari per l’acquisto dell’ambita scheda: 20.102,4 Kyat messi tutti dentro una valigia e portati a mano per l’acquisto!!! (ps: il kyat è una moneta cartacea le cui dimensioni son superiori ai nostri 100€).

Il gasolio è razionato. Il trasporto avviene prevalentemente su carri trainati da buoi, e per i pochi che posseggono un’auto (e che non siano governativi) i galloni messi a disposizione dallo stato non sono sufficienti per raggiungere altre città. Per l’approvvigionamento extra esiste il mercato nero, tollerato dal governo solo perché anche esso è controllato

Lo stato delle strade è pessimo: considerate che per percorrere 36 km ci abbiamo messo un’ora e mezza, alla velocità di crociera di 30km /h. Questo significa che sono davvero pochi coloro che possono permettersi di andare da Yangon a Mandalay, o da Mandalay a Bagan… e questo sempre per tenere distanti le menti…

I trasporti pubblici, a meno che nella capitale, sono praticamente inesistenti. Si effettuano agganciandosi letteralmente ai camioncini, affastellandosi gli uni sugli altri, pagando ovviamente l’adeguato prezzo del trasporto al conducente (lo potete vedere chiaramente nella composizione di foto che ho pubblicato su youtube, di cui al termine darò il link).

E ora parliamo delle università: ringraziando il cielo l’istruzione è una cosa garantita dallo stesso governo, sebbene per accedere alle università si debba pagare una cifra non proprio accessibile a tutti. Ma la cosa ormai direi scontata è che gli atenei non risiedono tutti nella stessa città. Sono disseminati e volutamente decentrati nell’intero paese, proprio per continuare ad evitare l’adunanza delle menti che ha in nuce l’organizzazione di una possibile rivolta. Questo, oltre al significato in sé, ovviamente limita di molto la possibilità di scelta di un ateneo rispetto a un altro, poiché se non tutte le famiglie possono permettersi di mandare un figlio all’università, ancora meno possono permettersi di sostentarlo in una città che non sia quella in cui vivono… traetene voi le dovute conseguenze.

Ultima informazione, sebbene oggi sia trapelata anche all’estero: Yangon, oggi capitale del Myanmar, rimarrà tale solo per poco. Essa è attraversata dal più importante fiume del paese, l’Irrawadi, Da diversi anni il governo ha segretamente iniziato a costruire una città satellite nel centro del paese, dentro a una foresta, lontano da spazi aperti e da percorsi navigabili; nell’ultimo anno ha iniziato piano piano a trasferirci tutto l’organico amministrativo e ben presto avverrà la migrazione dei cittadini. Il perché di tutto questo appare molto evidente: lontano da percorsi navigabili e lontano da spazi aperti in modo da poter essere strategicamente meno attaccabile da “nemici” che arrivassero sia per via aerea che per via fluviale. Menti malate…..

Lo so, sono stata prolissa, ma ancora avrei da dire un’infinità di cose, darvi un’infinità di ragioni per le quali mi sono messa in prima linea per portare aiuti a quella popolazione stremata da 20 anni di tirannia. Ci ho messo la mia faccia e il mio cuore in questa vicenda e se non fossi stata certa che avrei potuto trasferire i soldi alla mia amica con SICUREZZA, avrei fatto di tutto per ottenere un visto per la Birmania e sarei andata di persona a consegnarglieli.

Includo la composizione fotografica che ho pubblicato su youtube, che, al di là dei paesaggi, racconta la realtà di quel paese in un momento in cui tutto trascorreva nell’apparente tranquillità:



Ringrazio sin da ora tutti coloro che vorranno donare qualcosa per questa causa.

Ad maiora
Gaia



Aggiungo solo che ringrazio il lettore Spes che, sempre nei commenti del post sotto (ma anche su altri blog, sempre nei commenti) ha segnalato un blog molto interessante che si occupa da tempo della Birmania: 1972.splinder.com a cura di Enzo Reale.

Nonché (in ordine sparso) Squonk, Gaspar, Manteblog, Orientalia4all, Biccio, Jimmi, Chez ASA e tutti coloro che hanno rilanciato e rilancieranno l'appello, aggiungendo spesso anche considerazioni personali e interessanti spunti di discussione, e naturalmente a tutti quanti hanno già dato il loro contributo e stanno continuando a farlo.

Gilgamesh

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mercoledì, febbraio 06, 2008

La Favola Rotonda 


Questa è la copertina definitiva del libro, nato dall'iniziativa di Piublog "Raccontami una storia".

Qui trovate gli autori e i titoli dei racconti scelti da Sinnos che saranno pubblicati sul libro in uscita a Marzo, i cui ricavi saranno devoluti alla Ricerca per la Lotta al Neuroblastoma.

Tra i quali autori compaio anche io, con una favola ispirata ad una storia dei nativi nordamericani (variamente conosciuti anche come "pellerossa" e/o "indiani") che ho rielaborato nella forma ed adattato al contesto e che originariamente appartiene alla tradizione irochese e algonchina.

Era possibile inviare più di un racconto per autore, ne sono stati inviati complessivamente una settantina.
 
È prevista una tiratura di 3000 copie, prenotabili online a partire dal mese prossimo. Personalmente penso ne acquisterò almeno una mezza dozzina, da regalare ad altrettanti bambini - inclusa mia figlia Emma che alla tenera età di 28 mesi già adora i libri - non tanto perché compaio (peraltro eteronimamente) tra gli autori, ma perché penso che sia davvero un'iniziativa meritoria.

Se anche voi lo pensate, diffondete la notizia :)

Approfitto, avendo ricevuto il testimone da Leira, per onorare il meme '5 blogs that make me think' lanciato (quasi un anno fa!) da The thinking blog di Ilker Yoldas.

Normalmente non partecipo a meme, contest e catene, ma per questo faccio una doverosa eccezione.


1. What's New di Terry Tao.
2. YAUB di Adrix.
3. Il sentiero giusto di Spiritum.
4. Orientalia4all di Boh.
5. Maestrini per caso di Mafe e Vanz.

Ah, quasi dimenticavo, c'è pure il logo, eccolo: thinking blogger Award

Gilgamesh

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mercoledì, dicembre 05, 2007

Come eravamo 


Effe e Blulu hanno messo su un semi-instant-one-shot-blog per ricordare il BlogRodeo Live di tre anni fa in quel di Rozzano.

Quello che segue è stato il mio contributo:

Era il 21 maggio del 2004. Ricordo bene la data perché era appena due giorni prima del mio quarantunesimo compleanno. Avevo un mio blog da poco più di un anno, anche se eran quasi due che frequentavo blog altrui.

Ci fece strada Zu, e Mafe con Vanz ci seguivano in una terza automobile; lungo la strada impossibile non notare i cartelli messi da Rillo, che indicavano il percorso fino allo spazio Aurora. Tra l'altro, incredibilmente, degli altri cartelli indicavano un "vero" Rodeo western in quegli stessi giorni, con cavalli e tori, sempre da quelle parti. Non esistono coincidenze, ma solo la sincronicità degli eventi: quello fu un esempio lampante.

Mistràl ed io eravamo insieme da meno di un anno, però già abbastanza inseparabili: credo di aver trascorso abbracciato a lei almeno di metà della serata. All'arrivo c'erano già un po' di persone, in particolare Alessio che trafficava con l'impianto audio, una certa Elena, il Rillo, Sir Squonk e qualcuno dello spazio Aurora medesimo.

Poco dopo arrivavano alla spicciolata Strelnik, Monia e Arsenio Bravuomo, il Confuso con Jorma e Pulsatilla e un altro po' di bella gente.

A seguire, sono più che altro flash, momenti di quella serata memorabile: mentre Zu e i Black Sound Machine (il suo gruppo di allora) provavano gli strumenti, mi si avvicina Squonk (che già avevamo incontrato insieme al Confuso, a Pros e parecchi altri alla BlogFest del Neri sei mesi prima) con un personaggio di elevata statura che, non avendo compreso il nome durante la presentazione - come sempre avviene durante le presentazioni - si allontana subito dopo un sobrio cenno del capo, lasciando il Sir abbastanza stupito. Veloce conciliabolo, rapido dietro front e mi trovo un gentiluomo sabaudo che addirittura si prostra chiedendo venia per il veloce commiato di poc'anzi, mentre un Lord Marquant appena sopraggiunto a sua volta si prosterna ai piedi di Herr Effe (di lui si trattava) e fa atto di adorazione.

Inizia lo spettacolo, nel frattempo è arrivato Tommaso Labranca e ha preso in mano le redini della situazione. Memorabile la presentazione delle squadre, con i "Quattro post in padella" capitanati dal Confuso (dovevano essere "I Tre Cuochi" come quelli dello zafferano omonimo, ma nel frattempo s'è aggiunta Pulsatilla e son diventati quattro), I "Post Datati" dei quali oltre Effe e Gonio fanno parte anche Squonk e Sphera, I "Negroni" composti da Strel', Arsenio, Arkangel e Livefast. Un ulteriore squadra, "I trismegisti" viene composta lì per lì da Bibo, Ethico e Copiascolla.

Lo svolgimento è analogo al BlogRodeo Online, viene dato uno spunto iniziale, una frase che fa da "tema" e deve servire per lo sviluppo di un breve testo, sul quale poi si procede a votazione con applausometro. La prima frase mi pare che fosse qualcosa tipo "se non sai cosa dire, evita".

Labranca richiede come assistente una vergine, e si fa avanti LaPizia, poi ci coinvolge nell'intermezzo con coro, con tanto di cartelli col testo di "Dragostea din tei" (ovvero, "Amore dal tiglio", canzone pop romena - plagiata, tra l'altro, a quanto mi raccontava un'amica transilvana - lanciata in quei mesi sulla scena europea da un furbo remix). Poco dopo mette in palio numerosi oggetti, ricavati penso dalla sua soffitta, compresa una magnifica forchettona in legno africana a forma di giraffa che ancora conserviamo, svariati libri e una bottiglia di Vermouth "Branchetti" del 1974, aggiudicata al Bravuomo.

Poco dopo ci si avvicina il compañero Strelnik, già vittima di numerosi Negroni sbagliati, e quando gli raccontiamo della vincita del suo sodale Fabio gli si accende come una luce selvaggia negli occhi e ci chiede "dov'è?". Li rivedremo più tardi, Arsenio e Strel', senza più la bottiglia, che s'abbracciano piangendo, raccontandosi di quanto si vogliono bene.

Ricordo che nel resto della serata ho conosciuto Auro, che ancora non scriveva su Wikipedia e il cui blog ancora si chiamava "tentatividifuga", Titti che ancora aveva "stellefilanti" e avrebbe poi aperto un bellissimo photoblog, BlackCat che ancora non s'era accasata con l'ing. TonyMaestri ma l'avrebbe fatto di lì a poco, e appunto Eloisa Di Rocco detta LaPizia, con la quale avevo avuto una sorta di breve diatriba nei commenti del blog di GalassiaGutenberg pochi mesi prima, che mi fece notare come avesse fatto lei il primo passo; poche ore prima, a casa di Zu, avevo ascoltato una canzone da lei composta ed eseguita, solo chitarra e voce, una ninnananna molto dolce e struggente, che avevo trovato bellissima, e non ebbi modo di dirglielo.

Poi inizia il concerto dei BSM, era la seconda volta che li ascoltavamo dal vivo e non sarebbe stata l'ultima, riceviamo, come da richiesta, la dedica di "I feel good".

Poi lampi e sprazzi, sorrisi e battute, un sacco di risate e di chiacchiere.

Sul finire della serata, mentre i musicisti smontavano gli strumenti e noi si scambiava due parole con Sphera, l'ultima scena degna di nota fu Effe, che dopo aver salutato tornò indietro due volte a chiedere conferma delle indicazioni. Niente, proprio non riusciva a uscire da quella maledetta rotonda in direzione Torino, a quanto pare. La terza volta che lo vedemmo tornare, avrei tanto voluto avere una videocamera per registrare la scenetta.

È curioso ricordare adesso quella serata, non è stato il primo Blog-raduno e non è stato l'ultimo, ma in qualche modo è stato uno spartiacque, come evento. C'è un prima e un dopo. Credo difficilmente si possa ripetere un'esperienza come quella, in quest'anno di BarCamp, altrettanto belli e piacevoli, ma senza quello strano, indefinibile sentimento che dà il dare per la prima volta un volto e una voce a persone che sono state per mesi "solo" scritte su un video.

Gilgamesh

Inviato da gilgamesh alle 12:07 | commenti (2) | permalink

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sabato, settembre 22, 2007

Scontro di civiltà 


Questa mattina, splendida giornata di sole, ho portato mia figlia Emma (due anni compiuti esattamente una settimana fa) a PratoGiardino, il parco pubblico di Viterbo.

Su uno dei prati poco oltre l'ingresso c'erano due gruppi di persone: il più numeroso era formato da una mezza dozzina di pre-adolescenti, vestiti rigorosamente griffati, cellulari ultimo modello, quasi equamente divisi tra maschi e femmine, intenti a ingozzarsi di patatine e altri snack.

Poco distante, all'ombra di una siepe, una famigliola: padre e madre, giovanissimi, poco più che ragazzi e due belle bambine, piccole, una quasi bionda e una castana chiara, che mangiavano pizza bianca (specialità locale) e qualche frutto di stagione. Vestiti dimessi, ma puliti e lindi; una delle bambine ha salutato Emma e ha provato a offrirle una pesca, ma lei ancora non mangia altro che pappe e omogeneizzati e ha solo ricambiato il sorriso e il saluto. Dall'accento della madre penso fossero nordafricani.

Abbiamo proseguito verso le altalene, e quando più tardi siamo ripassati vicino ai due gruppi, diretti verso la vasca con le papere e il cigno, entrambi avevano finito il desinare sull'erba: il giovane padre ha raccolto tutti i loro (pochi) rifiuti dal foulard che avevano disteso sul prato e ha gettato tutto nel cestino poco distante. Davanti alla panchina fino a poco prima occupata dai
coloratissimi teen-ager, un cumulo impressionante di cartacce, buste vuote, lattine semi-schiacciate, fazzoletti di carta, cicche e bottiglie di plastica.

Purtroppo, o per fortuna, i giovanetti si erano già allontanati. Il giovane pater familias ha incrociato il mio sguardo, ha scosso le spalle e allargato le braccia.

Non so descrivere la sensazione che ho provato, ma non era positiva. Per fortuna, la giornata era bella ed è rimasta tale, ma in qualche modo un po' meno piacevole.


Gilgamesh

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mercoledì, aprile 25, 2007

Cold Rage 


- Detesto la pioggia.
- Non saresti mai dovuta venire ad abitare qui, allora.
- Non pensavo qui piovesse tanto, era giugno la prima volta che ho messo piede in questo posto.
- Che ne dici se cominciamo, anziché continuare a parlare del tempo?
- Si vede che non sei un indigeno.

Lui sbuffa, lei fa un mezzo sorriso.

La pioggia continua a cadere incessante, tra scrosci e raffiche di vento.

- Ricordi quando abbiamo cominciato?
- No, è passato tanto di quel tempo. Eravamo molto giovani, allora. E ingenui.
- Perché, vorresti farmi credere d'essere diventato cinico e realista? Sei diventato solo brontolone.
- Non saremmo qua se non fosse per me. Tu ti saresti arresa anni fa, non avresti mai inziato.
- Forse. Forse no.
- Sicura che sia il posto giusto?
- Si, ho ricontrollato due volte, come al solito. Tra cinque minuti esatti.

In lontananza, il rumore di un motore.

- Hai ricontrollato anche che sia la persona giusta?
- Quello per prima cosa. Nessun dubbio, nemmeno stavolta.
- Bene, è tutto predisposto per quando passerà.
- Io mi ricordo, comunque.
- Cosa?
- Come è cominciato tutto. Tanti anni fa.
- Beh, quando abbiamo deciso...
- Quando abbiamo deciso di fare in modo che il mondo diventasse un posto molto pericoloso per chi molesta i bambini.
- Bambini come eravamo noi.
- Anche se non avremmo mai dovuto scoprirlo.
- Pensavano che non l'avremmo fatto. Che non ricordassimo, prima di tutto.
- Tu pensi che avresti mai potuto dimenticare? Anche senza l'ipnosi regressiva?
- No. Faccio ancora quei sogni.
- Io ho conservato i disegni che facevo. Quelli che non mi hanno portato via.

Una macchina scura compare da dietro la curva.
Ai lati della strada bagnata, file di alberi.

- Eccolo. Pronto?
- Si, aspetto che arrivi al punto prestabilito, poi premo il bottone.
- Sarà il secondo incidente, questo mese.
- Questo è calcolato per essere quasi letale.
- Chissà se l'orco ha capito che anche il primo non era un incidente.
- Se non l'ha capito allora, lo capirà adesso.
- Se sopravvive.
- Vivrà. Ma non credo camminerà mai più.

Gilgamesh

Inviato da gilgamesh alle 23:00 | commenti (7) | permalink

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