Gilgamesh - Sha Nagba Imuru

Poteri magici e taumaturgici dei pensieri e delle parole.

lunedì, gennaio 28, 2008

Quem morre? 


Qualche giorno fa Lia ha sommessamente fatto notare come la poesia recitata da Clemente Mastella a Palazzo Madama non fosse affatto di Neruda.

Che fosse apocrifa  l'avevo già scritto anni fa, come Lia ricorda, riportando il testo spagnolo che girava da tempo in rete e la mia traduzione sotto l'autentica "Ode alla vita" di Neruda, titolo col quale questo testo circolava, per consentire un confronto.

Grazie a questa vicenda e alla sua segnalazione, scopro quindi la vera autrice, la poetessa brasiliana Martha Medeiros, classe 1961, ex pubblicitaria, e il testo originale in portoghese, che vi propongo insieme a una nuova traduzione.


Quem morre?

Morre lentamente
quem se transforma em escravo do hábito,
repetindo todos os dias os mesmos trajectos, quem não muda de marca
Não se arrisca a vestir uma nova cor ou não conversa com quem não conhece.
Morre lentamente
quem faz da televisão o seu guru.
Morre lentamente
quem evita uma paixão,
quem prefere o negro sobre o branco
e os pontos sobre os "is" em detrimento de um redemoinho de emoções,
justamente as que resgatam o brilho dos olhos,
sorrisos dos bocejos,
corações aos tropeços e sentimentos.
Morre lentamente
quem não vira a mesa quando está infeliz com o seu trabalho,
quem não arrisca o certo pelo incerto para ir atrás de um sonho,
quem não se permite pelo menos uma vez na vida,
fugir dos conselhos sensatos.
Morre lentamente
quem não viaja,
quem não lê,
quem não ouve música,
quem não encontra graça em si mesmo.
Morre lentamente
quem destrói o seu amor-próprio,
quem não se deixa ajudar.
Morre lentamente,
quem passa os dias queixando-se da sua má sorte
ou da chuva incessante.
Morre lentamente,
quem abandona um projecto antes de iniciá-lo,
não pergunta sobre um assunto que desconhece
ou não responde quando lhe indagam sobre algo que sabe.

Evitemos a morte em doses suaves,
recordando sempre que estar vivo exige um esforço muito maior
que o simples fato de respirar.

Somente a perseverança fará com que conquistemos
um estágio esplêndido de felicidade.




Chi Muore?

Muore lentamente
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo tutti i giorni gli stessi tragitti, chi non cambia di marca,
chi non arrischia a vestire un nuovo colore o non parla con gli sconosciuti.
Muore lentamente
chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente
chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
che fanno battere il cuore davanti a errori e sentimenti.
Muore lentamente
chi non capovolge il tavolo quando è infelice sul lavoro,
chi non rischia il certo per l'incerto per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire i consigli sensati.
Muore lentamente
chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in sè stesso.
Muore lentamente
chi distrugge il suo amor proprio,
chi non si lascia aiutare.
Muore lentamente
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.
Muore lentamente
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande su un argomento che non conosce,
o non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo
molto più grande del semplice fatto di respirare.

Soltanto la perseveranza ci porterà
a conquistare
uno stato splendido di felicità.



Non è il primo caso né l'unico di falsa o mancata attribuzione (sempre su questo blog, grazie a Fainberg e sempre diversi anni fa, si disvelava il vero autore - Don Herold - della poesia Instantes falsamente attribuita a Jorge Luis Borges) e nei primissimi post si ristabiliva la paternità del presunto "manoscritto del 1692 trovato a Baltimora nell'antica chiesa di San Paolo", in realtà un testo scritto da Max Ehrmann nel 1920.

Concordo inoltre con EmmeX1, che segnala in un suo post il fatto che l'ultimo verso della poesia di Martha Medeiros (qui volendo trovate i testi di altre sue poesie) che Mastella non ha letto, è il più significativo.


Gilgamesh

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sabato, novembre 24, 2007

The Destruction of Sennacherib 


Ho pensato di tornare alla poesia, dopo tanto tempo, affrontando la traduzione di quest'opera di Lord Byron, molto difficile da rendere, per metrica (il ritmo dei versi ricorda quello di una galoppata, ora più blanda ora forsennata) e per rime (l'italiano si presta molto meno dell'inglese al tetrametro anapestico).


The Destruction of Sennacherib
George Gordon Byron (1788-1824)

The Assyrian came down like the wolf on the fold,
And his cohorts were gleaming in purple and gold;
And the sheen of their spears was like stars on the sea,
When the blue wave rolls nightly on deep Galilee.
Like the leaves of the forest when Summer is green,
That host with their banners at sunset were seen:
Like the leaves of the forest when Autumn hath blown,
That host on the morrow lay withered and strown.

For the Angel of Death spread his wings on the blast,
And breathed in the face of the foe as he pass'd,
And the eyes of the sleepers wax'd deadly and chill,
And their hearts but once heaved, and for ever grew still!
And there lay the steed with his nostril all wide,
But through it there roll'd not the breath of his pride;
And the foam of his gasping lay white on the turf,
And cold as the spray of the rock-beating surf.

And there lay the rider distorted and pale,
With the dew on his brow, and the rust on his mail:
And the tents were all silent, the banners alone,
The lances unlifted, the trumpets unblown.
And the widows of Ashur are loud in their wail,
And the idols are broke in the temple of Baal;
And the might of the Gentile, unsmote by the sword,
Hath melted like snow in the glance of the Lord!



L'Assiro arrivò come il lupo sul coro,
Risplendean le sue schiere di porpora e oro;
E brillavan le lance come le stelle sul mare,
Quando in Galilea di notte senti l'onde rollare.
Come foglie d'una foresta durante la verde estate,
Le armate coi lor vessilli all'alba furon avvistate;
Come foglie d'una foresta quand'autunno è alla fine
Quelle armate al mattino giacean disperse e recline.

Perché l'Angelo della Morte dispiegò sull'orda l'ali,
E soffiò mentre passavan sul volto degli avversari;
E l'occhi dei dormienti si sigillaron freddi e morti,
E i lor cuori pulsanti, furon per sempre immoti!
E là giace il destriero con le froge spalancate,
Che non son più dal fiato del suo orgoglio enfiate;
E la schiuma del suo ansare giace bianca al suolo,
Fredda come gli spruzzi delle onde sul molo.

E lì giace il cavaliere contorto e impallidito,
Con la rugiada sulla fronte, e il cimiero arrugginito;
E silenziose son le tende, i vessilli abbandonati,
Le lance accatastate, i corni da niun soffiati.
E delle vedove di Assur i lài si levan disperati,
E nel tempio di Baàl l'idoli vengon frantumati,
E la possanza del Gentile, dalla spada intoccata,
S'è sciolta come neve dal Signore guardata!



Non ho trovato nessuna precedente traduzione italiana di questa poesia, e la cosa non mi meraviglia troppo. Spero vi piaccia e apprezziate lo sforzo, anche se sicuramente non è all'altezza del ritmo e della ricchezza lessicale dell'originale.

Update: grazie a Zu per la revisione :)

Gilgamesh

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domenica, luglio 29, 2007

Intimations 


Ode -  Intimations of Immortality from Recollections of Early Childhood

William Wordsworth (1770-1850)

There was a time when meadow, grove, and stream,  
    The earth, and every common sight,  
            To me did seem  
    Apparell'd in celestial light,  
The glory and the freshness of a dream.          5
It is not now as it hath been of yore;—  
        Turn wheresoe'er I may,  
            By night or day,  
The things which I have seen I now can see no more.  
 
        The rainbow comes and goes,   10
        And lovely is the rose;  
        The moon doth with delight  
    Look round her when the heavens are bare;  
        Waters on a starry night  
        Are beautiful and fair;   15
    The sunshine is a glorious birth;  
    But yet I know, where'er I go,  
That there hath pass'd away a glory from the earth.  
 
(...)  
Our birth is but a sleep and a forgetting:  
The Soul that rises with us, our life's Star,   60
        Hath had elsewhere its setting,  
          And cometh from afar:  
        Not in entire forgetfulness,  
        And not in utter nakedness,  
But trailing clouds of glory do we come   65
        From God, who is our home:  
Heaven lies about us in our infancy!  
Shades of the prison-house begin to close  
        Upon the growing Boy,  
But he beholds the light, and whence it flows,   70
        He sees it in his joy;  
The Youth, who daily farther from the east  
    Must travel, still is Nature's priest,  
      And by the vision splendid  
      Is on his way attended;   75
At length the Man perceives it die away,  
And fade into the light of common day.  
 
(...)  
 
Behold the Child among his new-born blisses,  
A six years' darling of a pigmy size!  
See, where 'mid work of his own hand he lies,  
Fretted by sallies of his mother's kisses,  
With light upon him from his father's eyes!   90
See, at his feet, some little plan or chart,  
Some fragment from his dream of human life,  
Shaped by himself with newly-learnèd art;  
    A wedding or a festival,  
    A mourning or a funeral;   95
        And this hath now his heart,  
    And unto this he frames his song:  
        Then will he fit his tongue  
To dialogues of business, love, or strife;  
        But it will not be long  100
        Ere this be thrown aside,  
        And with new joy and pride  
The little actor cons another part;  
Filling from time to time his 'humorous stage'  
With all the Persons, down to palsied Age,  105
That Life brings with her in her equipage;  
        As if his whole vocation  
        Were endless imitation.  


 

Ci fu un tempo nel quale prati, boschi e ruscelli,  
    La terra ed ogni paesaggio comune,  
            A me sembrarono  
    Avvolti dalla luce celeste,  
La gloria e la freschezza d'un sogno.          5
Or non è più come stato allora; -  
        Per quanto mi possa voltare da ogni parte,  
            Di notte o di giorno,  
Le cose che ho visto non posso ora vederle più.  
 
        L'arcobaleno viene e va,   10
        E splendida è la rosa;  
        La luna deliziata
 
   Si guarda intorno quando il cielo è sgombro;  
        Le acque in una notte stellata  
        son belle e piacevoli;   15
    Lo splendore del sole è una nascita gloriosa;  
    Ma tuttavia io so, dovunque vada,  
Che là una gloria se n'é andata per sempre dalla terra.  

(...)
 
La nostra nascita non è che un sonno e un dimenticarsi:  
L'anima che sorge con noi, stella della nostra vita,   60
        Ha avuto altrove le sue impostazioni,  
          E viene da lontano:  
        Non in completa dimenticanza,  
        E non nella nudità assoluta,  
Ma trascinando nubi di gloria noi veniamo   65
        Da dio, che è la nostra casa:  
Il paradiso è intorno a noi nella nostra infanzia!  
Ombre della prigione-casa cominciano a chiudersi  
        attorno al ragazzo che cresce,  
Ma egli percepisce la luce e là dove fluisce,   70
        La vede nella sua gioia;  
La giovinezza, che ogni giorno più lontano dall'est  
    Deve viaggiare, ancora è il sacerdote della natura,  
      E da una splendida visione
 
      È sulla sua strada accompagnata;   75
Alla fine l'Uomo la sente svanire
 
E sbiadir nella luce di ogni giorno.  
 
(...)  
 
Osserva il bambino fra le sue gioie neonate,  
Un tesoro di sei anni di minuscola taglia!  
Guarda, dove siede in mezzo alle sue creazioni,  
Consumato dai baci impetuosi di sua madre,  
Su di lui la luce degli occhi di suo padre!   90
Guarda, ai suoi piedi, qualche piccolo piano o schema,  
Un qualche frammento dal suo sogno di vita umana,  
Sagomato da lui stesso con arte appena imparata;  
    Un matrimonio o un festival,  
    Un dolore o un funerale;   95
        E questo ora ha il suo cuore,  
    E su questo modella la sua canzone:  
        Quindi adatterà la sua lingua  
A dialoghi d'affari, d'amore, o disputa;  
        Ma non passerà molto
 100
        Che anche questo sarà gettato da parte,  
        E con nuova gioia ed orgoglio  
Il piccolo attore recita un'altra parte;  
Riempiendo di volta in volta la sua “fase divertente„  
Con tutte le Persone, giù fino all'età debilitata,  105
Che la vita porta con sé nel suo bagaglio;  
        Come se la sua intatta vocazione
 
        Fosse l'infinita imitazione.  


L'ode intera era troppo lunga, da tradurre e pubblicare, quindi quelle che vi propongo sono le prime due stanze più la quinta e la settima, secondo me le più belle, soprattutto nel ritrarre la meraviglia che sempre si prova nell'osservare un bimbo che gioca, ed esprimono al meglio quel che si discuteva più sotto, circa la natura dell'anima ed il suo continuo rinnovarsi.

Ci si rilegge a settembre, ché domani si parte per la Sardegna :)

Gilgamesh

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lunedì, giugno 11, 2007

Non così alto 


Siamo quello che siamo: siamo i nostri ricordi e le nostre speranze, e le conseguenze delle nostre azioni.

Il rimorso per i peccati commessi e il rimpianto per quelli non commessi, e per tutte le cose che sarebbero potute essere e non sono state, accidenti a loro :)

Quel che sappiamo conta davvero poco non di fronte a quel che ignoriamo, che è comunque tanto, ma davanti all'inconoscibile: quel che non sappiamo e non potremo mai sapere, nemmeno se vivessimo per eoni.

"Quando Arjuna mi chiese cos'era una battaglia di fronte all'eternità, gli risposi che l'eternità è fatta di istanti tutti uguali, e potersi sentire vivi è quel che fa la differenza tra essere e limitarsi ad esistere".

Come disse un caro amico prematuramente scomparso in una sera d'estate mentre passeggiavamo in Via Veneto, dove oggi c'è l'Hard Rock Cafè - solo vivere, solo amare conta; non l'aver amato, non l'aver vissuto.



NO TAN ALTO

De cuando en cuando y a lo lejos
hay que darse un baño de tumba.

Sin duda todo está muy bien
y todo está muy mal, sin duda.

Van y vienen los pasajeros,
crecen los niños y las calles,
por fin compramos la guitarra
que lloraba sola en la tienda.

Todo está bien, todo está mal.

Las copas se llenan y vuelven
naturalmente a estar vacías
y a veces en la madrugada,
se mueren misteriosamente.

Las copas y los que bebieron.

Hemos crecido tanto que ahora
no saludamos al vecino
y tantas mujeres nos aman
que no sabemos cómo hacerlo.

Qué ropas hermosas llevamos!
Y qué importantes opiniones!

Conocí a un hombre amarillo
que se creía anaranjado
y a un negro vestido de rubio.

Se ven y se ven tantas cosas.

Vi festejados los ladrones
por caballeros impecables
y esto se pasaba en inglés.
Y vi a los honrados, hambrientos,
buscando pan en la basura.

Yo sé que no me cree nadie.
Pero lo he visto con mis ojos.

Hay que darse un baño de tumba
y desde la tierra cerrada
mirar hacia arriba el orgullo.

Entonces se aprende a medir.
Se aprende a hablar, se aprende a ser.
Tal vez no seremos tan locos,
tal vez no seremos tan cuerdos.
Aprenderemos a morir.
A ser barro, a no tener ojos.
A ser apellido olvidado.

Hay unos poetas tan grandes
que no caben en una puerta
y unos negociantes veloces
que no recuerdan la pobreza.
Hay mujeres que no entrarán
por el ojo de una cebolla
y hay tantas cosas, tantas cosas,
y así son, y así no seran.

Si quieren no me crean nada.

Sólo quise enseñarles algo.

Yo soy profesor de la vida,
vago estudiante de la muerte
y si lo que sé no les sirve
no he dicho nada, sino todo.



NON COSÌ ALTO

Di tanto in tanto e a distanza
occorre fare un bagno di tomba.

Indubbiamente tutto va benissimo
e tutto va malissimo. Indubbiamente.

Vanno e vengono i viandanti
crescono i bimbi e le strade,
abbiam comprato alfine
la chitarra che sola piangeva nel negozio.

Tutto va bene, tutto va male.

Le coppe si empiono e tornano
naturalmente a essere vuote
e talvolta nel mattino
muoiono misteriosamente.

Le coppe e quelli che bevvero.

Siam cresciuti tanto
che ora non salutiamo il vicino
e tante donne ci amano
che non sappiamo come fare.

Che bei vestiti portiamo!
E che opinioni importanti!
Ho conosciuto un uomo giallo
che si credeva arancione
e un negro vestito da biondo.

Si vedono, si vedon tante cose.
Ho visto festeggiati i ladri
da impeccabili signori;
questo accadeva in inglese.
E ho visto onesti, affamati,
cercare il pane nei rifiuti.

So che non mi crede nessuno,
ma l'ho visto con i miei occhi.

Occorre fare un bagno di tomba
e dalla terra chiusa
guardare in alto l'orgoglio.

Allora si impara a misurare.
S'impara a parlare, si impara a vivere.
Forse non saremo così pazzi.
Forse non saremo così saggi.
Impareremo a morire.
A esser fango, a non avere occhi
a esser cognome dimenticato.

Vi sono poeti così grandi
che non passano da una porta
e negozianti veloci
che non ricordano la povertà.
Vi son donne che non passeranno
per l'occhio di una cipolla
e vi son tante cose, tante cose,
e così sono e così non saranno.

Se volete non credetemi nulla.
Solo ho voluto insegnarvi qualcosa
son professore della vita,
vago studente della morte
e se ciò che so non vi serve
non ho detto nulla, ma tutto.

Pablo Neruda (Ricardo "Neftali" Reyes)

Traduzione di Salvatore Quasimodo



Dedicata a chi sa cosa voglia dire vivere circondati da immortali :)


Gilgamesh

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domenica, marzo 04, 2007

Vincent 


Questa canzone, scritta da Don McLean nel 1971, è probabilmente la sua più nota: un omaggio a Vincent Van Gogh, di rara sensibilità nel testo e struggente nella melodia; al solito, vi propongo l'originale e di seguito la mia traduzione in italiano.



Don McLean (1945 - )


Starry, starry night.
Paint your palette blue and grey,
Look out on a summer's day,
With eyes that know the darkness in my soul.
Shadows on the hills,
Sketch the trees and the daffodils,
Catch the breeze and the winter chills,
In colors on the snowy linen land.

Now I understand what you tried to say to me,
How you suffered for your sanity,
How you tried to set them free.
They would not listen, they did not know how.
Perhaps they'll listen now.

Starry, starry night.
Flaming flowers that brightly blaze,
Swirling clouds in violet haze,
Reflect in Vincent's eyes of china blue.
Colors changing hue, morning field of amber grain,
Weathered faces lined in pain,
Are soothed beneath the artist's loving hand.

Now I understand what you tried to say to me,
How you suffered for your sanity,
How you tried to set them free.
They would not listen, they did not know how.
Perhaps they'll listen now.

For they could not love you,
But still your love was true.
And when no hope was left in sight
On that starry, starry night,
You took your life, as lovers often do.
But I could have told you, Vincent,
This world was never meant for one
As beautiful as you.

Starry, starry night.
Portraits hung in empty halls,
Frameless head on nameless walls,
With eyes that watch the world and can't forget.
Like the strangers that you've met,
The ragged men in the ragged clothes,
The silver thorn of bloody rose,
Lie crushed and broken on the virgin snow.

Now I think I know what you tried to say to me,
How you suffered for your sanity,
How you tried to set them free.
They would not listen, they're not listening still.
Perhaps they never will...

Vincent Van Gogh - Starry Night


Notte, notte stellata.
Dipingi la tua tavolozza di blu e grigio,
Scruti in un giorno d’estate,
Con occhi che conoscono l’oscurità nella mia anima.
Ombre sulle colline,
Tratteggi alberi e asfodeli,
Catturi la brezza e il gelo invernale,
Nei colori sul paesaggio avvolto nella neve.

Ora capisco
Quel che hai cercato di dirmi
E come hai lottato per il tuo senno
E come hai tentato di dar loro la libertà.
Ma loro non volevano ascoltare, non sapevano come
Forse ascolteranno ora.

Notte, notte stellata,
Fiori fiammeggianti che brillano luminosi,
Nubi vorticanti nella bruma viola
Si riflettono negli occhi blu di Vincent.
Colori che cambiano sfumatura,
Albe nei campi di grano ambrato,
Volti consumati segnati dal dolore
Son confortati dalla mano gentile dell'artista.

Perché loro non potevano amarti,
Ma il tuo amore era comunque sincero
E quando nessuna speranza era rimasta
In quella notte stellata
Ti sei tolto la vita come spesso fan gli amanti.
Ma avrei potuto dirti , Vincent,
Che questo mondo non è mai stato adatto
Ad uno spirito bello come il tuo.

Notte, notte stellata,
Ritratti appesi nelle sale vuote,
Teste senza cornice su pareti senza nome,
Con occhi che guardano il mondo e non posson dimenticare
Come gli sconosciuti che hai incontrato,
Gli uomini laceri in abiti di stracci,
La spina d’argento della rosa di sangue
Giace schiacciata e rotta sulla neve intatta.

Ora credo di sapere quel che hai cercato di dirmi
E come hai lottato per il tuo senno
E come hai tentato di dar loro la libertà.

Ma loro non volevano ascoltare, non ascoltano ancora,
Forse non lo faranno mai…



Qui potete, volendo, ascoltare la canzone mentre leggete, in un'esecuzione dal vivo del 1982 ripresa dal sito ufficiale dell'autore.



Gilgamesh

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